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sabato, 21 giugno 2008
Cuore e ragione

C'è una persona, a cui sono molto legata, che desiderava da tempo avere un bambino. Siccome l'età avanzava e il bambino non veniva, ha deciso di ricorrere alla fecondazione assistita. Dopo tre tentativi (e svariate migliaia di euro) finalmente la gravidanza ha preso l'avvio e il centro cui si era rivolta l'ha invitata a questo punto a rivolgersi ad un qualsiasi ginecologo per il proseguo della faccenda che era ormai di pertinenza della natura.

Il ginecologo prescelto ha conquistato la sua fiducia al primo appuntamento per aver esordito dicendo "la gravidanza non è una malattia".

Al secondo l'ha persa per aver detto "Va tutto bene, ma aspetti ad affezionarsi troppo: bisogna ancora fare l'amniocentesi". Gelo, silenziosa ricerca di un altro ginecologo.

Ora, se la persona in questione fosse una cattolica osservante, la reazione sarebbe comprensibilissima. Se la persona, pur non cattolica, fosse di quelle che aborrono l'eugenetica, sarebbe ugualmente comprensibile. La persona in questione, però, cresciuta come è cresciuta, non ha esitato un secondo a prenotare l'amniocentesi malgrado tutte le controindicazioni del caso; e se il responso fosse stato negativo, sarebbe stata una condanna a morte immediata per il povero bambino, senza neanche il tempo di un dubbio. Non si può mettere al mondo un infelice, è ovvio. E' evidente, è un dato di fatto, una legge dell'esistenza. Solo quei pervertiti di cattolici possono essere così egoisti da comportarsi diversamente.

Allora, se devi ancora fare l'esame per sapere se il bambino è sano (o perlomeno non ha quella patologia lì) e se nel caso fosse malato già sai che deciderai senza dubbio di eliminarlo, non è perfettamente ragionevole quello che ti dice il medico, cioè di  non affezionarti? Vorresti davvero iniziare ad amare qualcuno che fra pochi giorni saresti costretto a uccidere? Dov'è lo scandalo di quella frase? Dentro quel determinato universo mentale, è' perfettamente ragionevole e condivisibile.

Invece...

Invece il cuore si ribella e afferma con forza che quella frase è inumana. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non comprende. Specie quando la ragione non ragiona.

L'ideologia non  riesce a scardinare il pensiero fino in fondo; rimane quel quid che dice "No, non va bene, non è giusta questa cosa".

A essere leali con l'esperienza, ad andare fino in fondo a ciò che si vive, quell'urto di indignazione, quel sommovimento d'animo avrebbero potuto mettere in crisi molte certezze tanto salde quanto acriticamente accettate dall'ambiente. E' rimasto invece un attimo di emozione. Tornandoci su, non ha potuto eccepire dal momento che era perfettamente deducibile dalle condivise premesse, ed è rimasta dal medesimo ginecologo, anche  se con meno entusiasmo di prima.

 

 

Alla prossima occasione. La vita è più forte di qualsiasi ideologia, e non per caso Dio è entrato nel mondo come un bambino.

Postato da: nihilalieno a 07:57 | link | commenti (28)
filosofeggiando


Commenti
#1   21 Giugno 2008 - 11:03
 
Intanto, grazie alla rudezza del ginecologo, un'altra vita è salva: e poi dicono che i medici non sanno più fare il loro lavoro!
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#2   22 Giugno 2008 - 15:42
 
Questo post "apre" due distinti commenti, uno relativo alla possibilità che l'amniocentesi avesse dato "parere negativo", l'altro sulla reazione alla frase del medico.
Per quanto riguarda il primo credo che non sia facile esprimersi: farlo al comodo di uno poltrona senza l'angoscia di quella notizia!
Una coppia che desidera tanto un figlio a tutto pensa tranne che all'aborto ma dietro ad una diagnosi infausta non c'è solo l'ambizione della "famiglia del mulino bianco", ci sono anche le difficoltà di assistere quel figlio, all'incubo del futuro: chi lo assisterà quando i genitori non ci saranno più?
Quel figlio sarà amato oltre ogni cosa, lo so per aver visto gli occhi di mia nonna per 18 anni, tre volte l'anno, in occasione del compleanno, del giorno in cui si ammalò e nel giorno della morte di mio zio ma mia nonna sapeva che quel suo figlio così speciale non le sarebbe sopravvissuto...
Lancio, se posso, una domanda un po' provocatoria: E' pronto lo Stato Italia ad abolire l'amniocentesi (e ciò che ne consegue)?
Dove abolizione sottintende l'assunzione di responsabilità in caso di impossibilità e/o rinuncia da parte dei genitori?

Ho scritto troppo, chiedo scusa... sintetizzo il secondo punto:
Bell'impennata di orgoglio di un cuore "irrazionale" :-)
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#3   22 Giugno 2008 - 18:59
 
Io credo che il vero coraggio stia proprio nel prendere una decisione stando comodi in poltrona, quando ancora un esame del genere è soltanto una remota ipotesi nella nostra vita. Il vero coraggio è fare una scelta e restare coerenti al cammino che si segue anche quando non si sta più comodi in poltrona. La vita non è una questione di sentimenti, il suo valore non dipende da quanto la desideriamo o da quanto sarà facile o da quanto lo Stato può essere disponibile ad assumersi responsabilità. Lo Stato siamo noi, e se noi, ciascuno di noi, non è pronto a riconoscere alla vita il suo valore assoluto è difficile che sia pronto ad assumersi responsabilità nei suoi riguardi, le comode scappatoie saranno sempre favorite. Piuttosto chiediamoci quanto ciascuno di noi è disposto a cambiare la propria mentalità e ad educare coerentemente i propri figli.
Dice Nihil:
Invece il cuore si ribella e afferma con forza che quella frase è inumana. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non comprende.
Non solo il "cuore" ha le sue ragioni, ma il cuore HA ragione. Paradossalmente è il cuore ad essere razionale. Dentro di noi sappiamo dove sta il giusto, ma la nostra ragione si lascia distrarre dai sentimentalismi. Ci vuole coraggio per non lasciarsi distrarre, e l'aiuto di Qualcuno.
Ciao, Cri
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#4   22 Giugno 2008 - 19:33
 
@Cri non sono d'accordo, almeno in parte.
Il vero coraggio potrebbe essere mantenere fede all'impegno preso in poltrona: banalizzo mentre scrivo questo commento sto fumando, potrei (non posso hai visto mai, mi uso solo per un esempio! :-p) decidere di smettere di fumare: facile, facilissimo... altro paio di maniche è spegnere la sigaretta e non accenderla mai più!

Dici :"Lo Stato siamo noi, e se noi, ciascuno di noi, [...]"

NO, quel figlio sarà di quei genitori, inutile nascondersi dietro le parole, saranno loro a beneficiare dei suoi sorrisi o piangere lacrime amare nei momenti di crisi, saranno soli, forse con una famiglia alle spalle ma non sempre, con una Compagnia che li potrà aiutare forse ma pur sempre soli.
Non voglio essere brutale ma solo realistica: saranno soli in Cristo se lo avranno incontrato (e non è il caso dell'esempio di Nihil se non ho capito male) ma alla loro morte loro figlio, se non autosufficiente, chi lo curerà?

Attenzione: non sto giustificando un'eventuale decisione... dico solo che gli elementi di giudizio sono tanti e diversi!

Viv
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#5   22 Giugno 2008 - 22:18
 
Viv, è come quando ci si sposa: si fa una scelta per sempre, consapevoli che ci si dovrà scomodare dalla poltrona. La scelta è proprio quella della fedeltà al di là di ogni umana debolezza. L'esempio che proponi non si può mettere a confronto con il peso di una decisione per la vita o per la morte.
Il figlio non E' di quei genitori, sono i genitori ad essere del figlio. Il figlio è "affidato" a quei genitori, ma è un'altra persona. Scegliere di avere un figlio vuol dire promettere fedeltà alla persona che quel figlio sarà, sapendo bene che non saranno tutte rose e fiori. Scegliere di avere un figlio vuol dire scegliere di donarsi a lui senza condizioni.

Dicendo che lo Stato siamo noi voglio dire che, affinché chi ci governa si orienti nella direzione dell'assunzione di responsabilità nei confronti delle famiglie che impegnano tutte le loro forze e oltre nell'assistenza di un figlio disabile, occorre che questo sia anche il sentire comune, che la solidarietà sia un valore largamente condiviso e che soprattutto la vita sia un valore assoluto per tutti. Per questo si deve partire dall'educazione dei figli.
So benissimo, per motivi di lavoro, quanto siano soli certi genitori di fronte alla disabilità così come di fronte alla malattia. So benissimo quanto lo Stato sia colpevolmente assente. Colpevolmente, perché salta agli occhi che la disabilità viene considerata soltanto un peso economico da scaricare interamente sulle spalle della famiglia non appena i cavilli della legge consentano di farlo senza dare troppo nell'occhio (illusi!).
E in che modo possiamo impegnarci a cambiare le cose, se non contribuendo a diffondere, ciascuno nel nostro ambiente, la cultura della solidarietà e della vita?

Ciao, Cri
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#6   23 Giugno 2008 - 09:25
 
(se può servire come premessa, non sono a digiuno sul tema)... non esiste il "diritto" ad avere un bambino...credo che su questo, anche come cattolici, dovremmo ragionare un po' di più... abbiamo idolatrato sopratutto il legame madre-figlio come fosse un'icona religiosa (il famoso "familismo" all'italiana) e questo porta su varie strade pericolose... ci sono coppie che si sfibrano alla ricerca del figlio "biologico" a tutti i costi e smettono di essere sposi e di essere aperti alla vita in diversi altri modi possibili (e ricchi di progettualità)... attendo il linciaggio da parte delle donne commentanti...
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#7   23 Giugno 2008 - 09:56
 
Vedi Cri io parto da un presupposto che regola, in buona parte, tutto quello che scrivo e che mi fa assumere "ufficialmente" posizioni che non sono quasi mai condivise in ambienti cattolici.
Un conto è quello che farei io ed un conto è quello che può/deve essere consentito (non obbligato) a tutti (credenti e non).
Se una coppia vede nel loro pargolo solo la prosecuzione della loro genia e lo vuole "perfetto" io non condivido ma non sono loro, non posso sostituirmi a loro e non posso obbligarli a qualcosa che non vogliono.
Solo questo.

@mulongo: perchè linciaggio da parte delle donne?
La maternità la porta avanti la donna è vero ma è più frequente di quel che si pensi che l'opposizione all'adozione venga dai futuri padri!
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#8   23 Giugno 2008 - 10:00
 
Se ti può far piacere, Mulongo, mi faccio linciare volentieri con te! ;-)
Ciao, Cri
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#9   23 Giugno 2008 - 10:33
 
Viv, capisco il tuo punto di partenza. Eppure il figlio perfetto, anzi, il figlio e basta, non è un diritto, sarebbe folle accettarlo come tale. E' come considerarlo un oggetto di possesso. E non è così solo per me, o per te. Come Nihil ci racconta, quando ci si convince del contrario a suon di ideologie poi il cuore si ribella.
Lasciare che ognuno si regoli come meglio crede, vuol dire condannare la disabilità al ghetto (nell'ipotesi migliore).
Perché "ufficialmente" lo scrivi tra virgolette?
Ciao, Cri
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#10   23 Giugno 2008 - 10:51
 
E' tra virgolette perchè non è necessariamente quello che farei io, era per evidenziare la differenza tra il concetto in generale e la mia posizione personale.
"Lasciare che ognuno si regoli come meglio crede, vuol dire condannare la disabilità al ghetto (nell'ipotesi migliore).
Posso direi la mia (se richiesto) ma non posso imporre

OT: dopo quanto si rischia la condanna per appropiazione indebita di blog? sono arrivata da poco e non vorrei correre rischi :-P
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#11   23 Giugno 2008 - 11:06
 
che siate tutte e due d'accordo con me, mi fa pensare di essere stato poco chiaro...
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#12   23 Giugno 2008 - 20:50
 
Avevo appena cambiato casa e quartiere. Avevo vent'anni e lui più di quaranta. Era un tipo simpatico, sempre indaffarato, sempre con un passo trotterellante. Il più delle volte era accompagnato da uno dei genitori, settantenni, che faticavano a tenergli dietro.
Sembravano contenti di stare con lui, ma la fatica, la tensione e la stanchezza si percepivano. Si percepivano abbastanza da squagliare come neve al sole tutta la retorica degli handicappati gentili che donano solo bontà e felicità. Abbastanza da sbriciolare l'illusione diabolica che ci sia merito nell'essere come bambini anche quando non si può essere altro.
Un colpo sotto la cintura, per un ventenne che voleva divorare la vita e il mondo, ed essere felice: il solo fatto di amare poteva aprire la porta al dolore. Il pensiero successivo fu: si può amare se non si è disposti ad aprire quella porta?

P.S. Mi piace questa Crosta! Qualcuno me la può presentare? La sposerei sui due piedi!!!
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#13   23 Giugno 2008 - 22:21
 
Non so, Viv. Non riesco a capire come si possa lasciare che altri commettano quelle azioni gravi che noi stessi ci asterremmo dal compiere (perché sappiamo bene quale danno arrecano), assolvendoci dalla colpevole omissione in nome della libertà. Tutto qui.
Ciao, Cri


PS. Anonimok, accidenti, sono già impegnata. Solo che... mi sembra... ma non ci conosciamo già io e te? ;-)

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#14   24 Giugno 2008 - 07:59
 
Le discussione sono bene accette. Anonimok smettila di fare il cascamorto con le gentili frequentatrici, altrimenti lo dico a tua moglie! :-)
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#15   24 Giugno 2008 - 08:44
 
Che bella discussione . . . Vorrei dire la mia, ma avete già detto tutto voi . . .!
Io trovo che potrei dire "io la penso così, voi fate come volete!" (è anche più comodo), ma continuerei (e continuo, con chi me lo posso permettere) a spiegare "Io non sono d'accordo, io penso che sia sbagliato!" (Almeno che abbiano un po' di senso di colpa!)
Altrimenti, nel tempo, per non avere storie o perchè cosi fan tutti, ci ritroviamo nei casini (come sta succedendo adesso) . . . mi ricordo un post di Berlicche, quello sulle capre, i lupi e le regole dei confini! Un po' come fece Hitler all'epoca, chiede un po' di concessione e gliele concedono, allora ne chiede altre o se le prende . . . !;-)

Sul fatto del figlio come oggetto di possesso, e dell'idea sbagliata dell'amore madre/figlio, ho copiato un post interessante dalla AnnaV! (scusate la pubblicità, potete trovarlo da Anna o da me!)

Se non sono stata chiara, autorizzo la padrona di casa a cancellare tutto . . .!
E per l'Anonimok . . . te la presento io Crosta, è davvero una "ragazza" simpatica . . . ;-)

Ma alla fine, come è andata l'amniocentesi . . .?

Ciao, R



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#16   24 Giugno 2008 - 08:50
 
Per vnnvvvn,
io, conosco famiglie che hanno bambini con problemi, dalla nascita . . . ci sono le famiglie, dietro, le organizzazioni, gli amici!
Se c'è affetto, solidarietà e impegno, si può fare tanto . . . e non dimentichiamoci che non basta fare una scelta in gravidanza, (che poi, ho sentito, a volte sbagliano i risutati) i problemi ci sono anche dopo . . . incidenti in auto e motorini in primis, ma non solo! ;-)
E chi l'ha detto che è meglio un figlio "perfetto" . . . ci sono esempi di "ragazzi" nati male e che con passione e tenacia riescono dove coetanei più dotati non arrivano!
Poi, come dice Crosta, noi, che ci crediamo dovremmo impegnarci di più, in modo che certe problematiche siano risolte in modo intelligente dalla politica (dici che "intelligente" e "politica" nella stessa frase ci possono stare?) ;-)
Ciao, R
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#17   24 Giugno 2008 - 10:35
 
Non credo di essere riuscita a spiegarmi chiaramente, ci proverò più tardi da casa.
Una cosa tra quelle dette da Cri però mi ha colpita ed è da stamattina che ci rimugino :-)
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#18   24 Giugno 2008 - 12:13
 
cara fiordicactus, è verò tutto ciò che dici (ed è in parte il senso di quello che intendevo)... però ho assistito a melassosi pistolotti con gli stessi argomenti "teorici" che giustamente facevano venire l'orticaria agli uditori... è un po' come la storia che "per essere bravi cristiani bisogna essere gioiosi"... e invece della conversione quotidiana e dell'abbandono a Dio scatta solo l'impulso morale (... o il rifiuto di Dio).

ps. Salutami AnnaV che non bazzico più, ma di cui apprezzo lo stile pur non avendo posizioni vicine su diverse cose...
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#19   24 Giugno 2008 - 12:49
 
a me del commento di Crosta continua a gironzolarmi dentro questo pensiero
Scegliere di avere un figlio vuol dire promettere fedeltà alla persona che quel figlio sarà, sapendo bene che non saranno tutte rose e fiori. Scegliere di avere un figlio vuol dire scegliere di donarsi a lui senza condizioni.

Se si considera che è lo stesso per il matrimonio ...è come se si svelasse un pensiero che non sono mai stata capace di esprimere a parole da me, anche se ho voglia di pensarci ancora un po' su.

Sapere che non sarà tutto liscio è da metere in conto, ma non è mai vero del tutto, nel senso che poi quando succede ...insomma...non è che esplodi di gioia ma rischi di esplodere e basta, o, peggio ancora, di implodere...
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#20   24 Giugno 2008 - 14:32
 
Mi rendo conto che la parte del mio discorso sulla libertà degli altri può apparire superficiale e menefreghista.
Non sono né l'uno e né 'altra.
Però credo che vietare qualcosa che per me è sbagliato non sia la strada per ottenere un risultato.
Faccio l'esempio dell'aborto.
Abolire la legge che lo consente provocherebbe il ritorno agli aborti clandestini e tutto quello che ne consegue non eliminerebbe le motivazioni che determinano questa scelta.
Ben vengano i centri di ascolto, di aiuto, di accoglienza.
Ben venga un dialogo volto alla cultura e alla salvaguardia della vita ma ci sarà sempre qualcuno che questo discorso non lo vuole ascoltare.
Tornando al post: un figlio è un dono, come viene viene, e non è una proprietà dei genitori è però una loro responsabilità fino a quando non è autosufficiente.
Sarebbe meraviglioso se nell'ipotesi di una disabilità si potesse contare sull'aiuto dello Stato ma ad oggi non è così, si è di fatto soli salvo l'aiuto, eventuale, di famiglia ed amici.
Per questo motivo non me la sento di condannare chi decide diversamente da me.
Spero di aver chiarito la mia posizione :-)
Viv

@Cri quello su cui rimugino è un pensiero legato a questo: "assolvendoci dalla colpevole omissione in nome della libertà"
:-)
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#21   24 Giugno 2008 - 15:31
 
La verità è che volente o nolente, dentro a ciascuno c'è un'impronta d'Amore che nessuno ci potrà mai strappare...tanto meno una serie di convinzioni. Grazie per questo blog. Cri ;-)
utente anonimo

#22   24 Giugno 2008 - 17:31
 
Spero di non andare fuori tema commentando per un momento su un altro punto di questo post.

"Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non comprende. Specie quando la ragione non ragiona."

Con questa frase (secondo me geniale) credo (ma chiedo conferma) che si volesse indicare nella parola "cuore" la reazione del momento (o "sentimento"), e non il Cuore, ovvero le esigenze fondamentali di felicita' che ci portiamo dietro, quelle che se noi ne fossimo sempre coscienti sapremmo sempre qual e' la scelta giusta da fare nella vita.

Pertanto l'idea espressa (mi pare) e' che talvolta la nostra istintiva reazione e' preziosa, per quanto passeggera, perche' rivela a noi stessi qualcosa di quel Cuore, di quelle esigenze fondamentali, che la nostra ragione obnubilata vorrebbe mettere a tacere.

Ad esempio io ho un mio amico che e' una di quelle persone con un carattere positivo, che vivono e vedono la vita in modo istintivamente costruttivo; se ci parli e gli chiedi razionalmente come la pensa vengono fuori delle cose orrende. Per fortuna non vive secondo questi criteri che esprime a parole, ma secondo quella positivita' che, buon per lui, gli viene naturale.

Ecco, nel mio caso invece, ho dovuto andare a fondo di una certa istintivita' che mi portava a vedere le cose in negativo, ho dovuto analizzare razionalmente questo, alla Montale, se mi permettete il paragone illustre, impedirmi di mentire a me stessa (che sarebbe lo scandalo ipocrita per la frase del ginecologo), arrivare a vedere il nulla alle mie spalle. Una volta che l'alternativa e' l'ipocrisia o il nulla, puoi solo tagliarti le vene o sperare che qualcosa entri a scardinare l'una e l'altro. Oppure puoi accorgerti che questo qualcosa gia' c'e'.

Ecco io non so mai se augurare a una persona di vivere secondo l'istinto buono che tutti noi abbiamo (ma quanto durera'?) o di essere drastica (col rischio che si tagli le vene!). Voi che dite?

(@Nihil: Mi scuso per la lunghezza, se sono fuori tema, tagliami pure, ti posso riciclare la domanda altrove.)
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#23   24 Giugno 2008 - 21:06
 
@ Cicciapota
Interpretazione esattissima. La parola cuore è ambigua: Pascal la usa in un senso che non è proprio il mio, cioè quello biblico, cioè quello di don Giussani... ma tu hai detto benissimo: in questo caso il sussulto emotivo tradiva le esigenze vere ed era perciò molto razionale.
"Un imprevisto è la sola speranza", no? Sempre Montale è.
Io non penso che ci sia da scegliere tra l'istinto buono e il dramma... fanno parte tutti e due del problema. Le strade sono diverse a seconda dei temperamenti, ma l'esperienza risponde sempre il vero a chi l'interroga con lealtà.
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#24   24 Giugno 2008 - 21:23
 
Mi viene da dire una cosa ma ho paura che suoni come rimprovero e non vuole esserlo, è solo una costatazione dei fatti.

Il cuore sussulta e "suggerisce" a più riprese ma si deve essere pronti a leggere il messaggio che invia, fino a quel momento sono sussulti buttati al vento.

Non date per scontato quel che avete, c'è chi fatica per averlo!
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#25   05 Luglio 2008 - 17:59
 
@ anonimok 12: GRAZIE, dal profondo del cuore.

Icaro
utente anonimo

#26   05 Luglio 2008 - 19:02
 
OT ma sei Icaro di ritorno dal viaggio di nozze?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente graciete

#27   06 Luglio 2008 - 07:44
 
OT in risposta a Graciete: in carne, ossa e..moglie! ;-P

Bye

Icaro

utente anonimo

#28   06 Luglio 2008 - 08:18
 
Ne ero certa, dato che eravate felicemnte impegnati in altro, non avete letto il post dedicato a voi che ti lascio qui da Nihil

Amore, per parlare di Te sarà troppo corta l'Eternità

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