Un tentativo di interessarsi al Tutto, e di pensare a partire da qualsiasi spunto (o punto).
| La Protettrice degli INTERNAUTI |
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Una che è stata preferita e ancora cerca, a fatica, di piegarsi nella forma impressagli dalla preferenza di cui è stata fatta oggetto.
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Dal momento che una persona per me molto importante ha detto ad un altra persone per me molto importante "fatti mostrare da Nihil una foto di quando era giovane"...
Obbedisco!

Questa sono io il giorno della cresima (al meglio delle mie possibilità, insomma).
... ma proprio tutti.

Tranne me.
... questa mi è piaciuta!

"Buoni steccati fanno buoni vicini" dicono gli americani.
Io sono stata educata alla condivisione. Non ho problemi a condividere la camera con nessuno, anche se è quasi trasparente e ha le ventose alle estremità. Però che sia chiaro: i geki stanno sul soffitto o sulle pareti e gli umani hanno diritto al pavimento. Perchè io non ho nessuna intenzione di calpestarti, ma nemmeno mi garba che un pezzo di pavimento mi schizzi via da sotto la ciabatta.
Mangia pure le zanzare, ma non ti lagnare che sanno di Vape. Io sono anni che respiro Vape e non mi ha fatto male. Mal che vada ti troverai ad aprire un blog.
A proposito... conosci un certo Jack?
Le mie consorelle ogni tanto raccontano della Madre Taldeitali, una ex Madre Generale molto stimata, ma che ha trascorso gli ultimi anni della sua vita nella nostra casa di riposo, non più in grado di intendere e volere, come si suol dire.
E quasi tutte le volte a bassa voce bisbigliano "pensare che lo diceva sempre - che il Signore mi tolga pure tutto, ma non mi faccia perdere il capo!- e invece...".
A bassa voce, perchè si intuisce che il Signore, qualche volta, non si capisce proprio perchè si comporti così, con tutto il bene che ha fatto quella santa suora, non poteva una volta tanto ascoltarla in quello che chiedeva? Insomma, non è stato punto carino, da parte Sua...
Io invece ci ho riflettuto, e ho pensato "e se fosse comunque amore?".
La Madre Taldeitali, quando stava bene, aveva paura di quella condizione di totale dipendenza che è il perdere il capo, o forse di diventare, come spesso accade in quelle condizioni, ridicola. Comunque quel suo dire identificava una condizione in cui secondo lei non era possibile vivere bene, cioè vivere la sua vocazione. Il Signore poteva toglierle tutto il resto perchè Lui solo basta, ma questa cosa no, le sembrava che non avrebbe potuto affrontarla neppure con Lui.
E Lui le ha detto "ma dai, di che cosa hai paura? Vieni e vedrai che io basto anche in quella situazione lì".
Una cosa sola mancava alla perfezione del suo abbandonarsi in Cristo, e per portarla alla perfezione le è stato chiesto di attraversare la cosa che le faceva più paura.
Voi direte: ma siccome ha perso il capo, mica si è potuta accorgere... il Signore non può averle fatto capire che... visto che non capiva più nulla!
E io dico: e chi può saperlo? Lo spirito non è solo la mente. In ogi caso, morendo ha capito tutto, anche l'utilità di quell'ultimo periodo di dipendenza assoluta... e sicuramente con Gesù si è fatta una bella risata sui suoi antichi timori.
A scanso di equivoci, comunque, io al Signore dico sempre di fare pure come preferisce, anche se non è affatto vero che sia pronta ad affrontare con Lui qualsiasi cosa. Meglio non metterGli pel capo qualche idea balzana...
Io ci credo all'evoluzione.
Da ragazzina mi sono farcita migliaia di pagine di etologia. So perchè il nostro cortile è pieno di gatti, e so che per svuotarlo basterebbe adottare una gatta sterilizzata. So perchè assistendo ad un violento litigio, il dobermann di una mia conoscente ha ritenuto di dover intervenire mordendo la padrona e non la mamma con cui lei stava litigando. Con grande scorno della mia conoscente.
E vedo che le persone, quando non pensano, agiscono esattamente come le scimmie, i lupi, i cani ed i gatti. Fanno cose diverse, ma a partire dagli stessi automatismi.
I cani ed i gatti fanno la pipì. Le donne puliscono. Entrambi stanno marcando il territorio.
Se non si tiene a bada il cervello da scimmia, si diventa ridicoli come scimpanzè.
Avete mai visto quelle magliette con la scritta "La brave ragazze vanno in Paradiso, le cattive dappertutto?"
(Parentesi: se vi scoccia che la gente vi fissi, non indossate magliette con le scritte... se indossate magliette con le scritte sarà pure perchè la gente le legga, no?)
E' una maglietta che vorrebbe essere umoristica ma si avvia a diventare insignificante.
Il riso, ci insegna il bravo Pirandello nel suo saggio sull'umorismo (ricordi di liceo...), nasce da un imprevisto, da un sovvertimento del solito.
Così l'umorismo della maglietta nasce dal comune giudizio che in generale sia meglio essere "brave ragazze" e andare in Paradiso, mentre insinua il sovvertitore giudizio che sia meglio essere cattive ragazze ed andare magari alle Seyshelles...
Solo che la maggior parte della gente oggigiorno preferisce le Seyshelles. Non per cattiveria, è solo che le Seyshelles sono isole paradisiache a dire di tutte le pubblicità e sono visibili su una brochure, mentre il Paradiso è diventato un concetto abbastanza vago. E poi si sa che il Paradiso può attendere. Nel frattempo andare alle Seyshelles o nelle Mauritius o a Sharm el Sheik non è mica una cattiva idea...
Vacanze a parte, però, proviamo a domandarci se essere cattivi è realmente un vantaggio o uno svantaggio.
Il mondo insieme alla maglietta sembrano suggerire che sia più un vantaggio. I cattivi vincono sempre nei film, gli arroganti sono ammirati, i competitivi arrivano prima al vertice della carriera, gli egoisti vivono tranquilli ... bisogna riuscire, bisogna vincere, bisogna tirare fuori il carattere, non bisogna farsi mettere i piedi in testa (anche se poi i ricchi pagano per farsi passeggiare un massaggiatore sulla schiena)...
Ma io vi faccio una domanda: vi farebbe piacere sapere che i colleghi di lavoro, sapendo che avete chiesto un permesso e quindi non ci sarete in ufficio, tirano un sospiro di sollievo?
E voi quali colleghi preferite avere intorno? Quelli che si interessano di voi o quelli che parlano solo di se stessi? Quelli che parlano sempre male di tutti o quelli che stemperano le polemiche? Quelli disposti ad aiutare gli altri o quelli che pensano solo per sè?
Dovremmo imparare ad imitare quelli che ammiriamo e non quelli che non vorremmo mai essere ma hanno cose che anche noi vorremmo avere.
Diceva Chesterton in Ortodossia che "non è un gregge di pecore che il pastore cristiano deve guidare, ma un'orda di bufali e di tigri, di ideali terribili e di dottrine divoranti, ognuna abbastanza forte per trasformarsi in una falsa religione e devastare il mondo".
Da un lato c'è Pelagio, e dall'altro c'è Calvino. In mezzo, l'ortodossia.
In questo tenere la barca in mezzo alla corrente, impedendo contemporaneamente a bufali e tigri di azzuffarsi, succede che ogni tanto si vada troppo di qua e ogni tanto troppo di là. E allora quando la corrente porta verso una riva si deve remare verso l'altra. E viceversa. Non per approdare, ma per restare in mezzo.
La nostra epoca è pelagiana. Farisaica. Volontaristica.
Quindi io raccomando l'abbandono e parlo dell'umana incapacità di fare il bene.
Se fossimo in un epoca calvinista e fatalista, vi stresserei con l'importanza delle buone opere e la necessità di darsi da fare.
Insomma, il punto è che mi piace fare il bastian contrario.
E ho pure trovato un motivo teologico per farlo.
Militia est vita hominis super terram, ma ci sono indubbi vantaggi a militare per un Capo che ha già vinto la guerra, e ulteriori vantaggi a militare per un Capo che ha vinto, perdendo.
Si può stare tranquilli. Anche se si perde. Anzi, soprattutto quando si perde.
Anche i comunisti, ai miei tempi, militavano per una rivoluzione che doveva vincere per necessità storica. In un modo o nell'altro, con una insurrezione violenta o coi tempi lunghi e morbidi delle riforme, si trattava solo di dettagli. Tuttavia, una sconfitta elettorale restava una sconfitta: dimostrava che il popolo non era molto intenzionato a rivoluzionare, e allontanava le riforme. Perciò le elezioni si facevano per vincerle.
Straordinario, non è vero?
All'inizi della campagna elettorale un giornale titolava: Verdini, "A Firenze il PDL si presenta per vincere".
La cosa mi lasciava perplessa: forse che altrove il PDL si presentava per perdere? Mah!
Naturalmente, a furia di pensarci ho capito: siccome a Firenze vince sempre la sinistra, il concetto era che Verdini pensava questa volta di avere delle possibilità (o perlomeno fingeva di pensarlo). Visto che se mi applico riesco perfino a capire la politica?
Il fatto è che mi sono candidata in vita mia un paio di volte, e ho fatto campagna elettorale un mucchio di volte in più, e mi ricordo di avere sempre esultato per una vittoria. Benchè credo oggettivamente di aver sempre perso.
Noi si cantava vittoria anche se si era perso, ed in nostri avversari erano sempre arrabbiati pur avendo vinto.
Per noi era sempre bello che qualcuno ci avesse votato, anche se erano meno o erano pochi. Era gente che ci aveva conosciuti, a cui avevamo potuto parlare dei nostri ideali e che li avevano condivisi: un sacco di amici in più. Le elezioni passavano, gli incontri fatti restavano, come rapporti personali e come maturazione di coscienza nostra: erano quelli la nostra vittoria.
Il fatto è che se un cristiano vince le elezioni, è contento di aver vinto le elezioni e di poter servire i fratelli in maniera più efficace. E se perde assomiglia al Suo Signore, il quale resta il centro del cosmo e della storia.
Nessuno di noi può far vivere per sempre le persone che ama. Chiunque di noi può uccidere.
Nessuno di noi può costringere un bulbo a fiorire, chiunque può impedirglielo.
"Il vostro male è che non credete al bene che già fate".
"Credete"= occorre la fede. Che è quello sguardo che coglie l'esistente nella sua origine ultima che è Dio.
"Il vostro male è che non credete al bene che già fate, e che non fareste se non aveste incontrato Cristo".
Perchè dopo aver incontrato Cristo abbiamo iniziato a fare il bene? Perchè guardando Lui abbiamo saputo che cosa è bene fare e ci siamo messi a farlo con buona volontà, mentre prima o non lo sapevamo o non ne avevamo voglia?
Questo è l'orrendo e occulto veleno del vostro errore:
che pretendiate di far consistere la grazia di Cristo nel suo esempio, e non nel dono della sua Persona».
(Sant'Agostino)
Il bene che facciamo non siamo noi a farlo. I frutti non sono frutti del nostro fare. Non abbiamo niente da fare, se non credere al bene che Lui già sta facendo. I frutti sono Suoi, non nostri. L'esito appartiene a Lui, non a noi.
Le nostre possibilità sono solo negative: possiamo opporre resistenza. Ma non sono nemmeno sicura che serva a qualcosa.