“Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità”
San Paolo, lettera ai Romani
"Come l’anima dell’uomo non è visibile, sottraendosi alla vista umana, ma viene percepita osservando i movimenti del corpo, così neppure Dio può essere visto con gli occhi umani, ma lo si scorge e lo si comprende attraverso la sua provvidenza e le sue opere. Infatti, come colui il quale, vedendo in mare una nave equipaggiata procedere velocemente e approdare in porto, giudicherà senz’ombra di dubbio esservi un nocchiero a guidarla, similmente si comprende che Dio governa tutte le cose, sebbene non visto, incomprensibile com’è, dagli occhi della carne.
Se l’uomo non può fissare lo sguardo sul sole, che è una stella piccolissima, a causa della sua eccessiva luminosità; a maggior ragione, come potrà chi è mortale contemplare la gloria di Dio, che è indescrivibile? Come la melagrana, avvolta dalla buccia, contiene dentro di sé molte cellette e alveoli separati da membrane e innumerevoli granelli, così l’intera creazione è circondata dallo spirito di Dio che, a sua volta, insieme con la creazione è circondato dalla mano di Dio. E come il granello della melagrana, rinchiuso dentro, non può vedere ciò che si trova fuori della buccia, proprio perché sta dentro, così pure l’uomo, circondato con l’intera creazione dalla mano di Dio, non può vedere Dio.
Si crede all’esistenza di un re terreno, sebbene non tutti lo vedano, poiché lo si conosce attraverso le sue leggi, i suoi editti, la sua autorità, il suo esercito, i suoi ritratti. Per quale motivo, allora, non vorresti riconoscere Dio dalle sue opere e dal suo impero?”
Teofilo di Antiochia
“Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cfr. Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé”
Dei Verbum 3
Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana,anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: «Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede » (Eb 11,3).
La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore, Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione.
CCC 286-287
- E se fosse morta la tua superiora?
Disse severa una Voce.
- Dai, caro, lo so che mi posso fidare di te...
Suor Marta entrò con calma nel vecchio casolare dove era cresciuta. Aveva rivisto Andrea il giorno prima, al funerale di mamma. Troppo presto, aveva bisbigliato triste. Il mese prima era tornato di corsa dall’America, dove ormai stabilmente abitava, per correre al capezzale del padre. Ma Marta sapeva che mamma senza babbo non sarebbe vissuta ancora a lungo. Malgrado le tempeste, e qualcuna era stata grossa, Carlotta e Luca forever come c’era scritto sulla corteccia della quercia accanto al cancello. Trentacinque anni prima era uscita dal suo convento per venire a casa, fotografare l’albero e spedire la foto a mamma, con la firma di papà dietro. Imparare a falsificare le firme a scuola perché papà non c’è mai, ha i suoi vantaggi. E lei era tornata, ovviamente, lasciando un poveraccio a chiedersi perché. Un po’ le era dispiaciuto per il vecchio “tio”, ma d’altra parte... un matrimonio è un matrimonio e non si desidera la moglie altrui. Con un palmo di naso, era rimasto. E babbo non si era chiesto perché mamma fosse tornata, avendo capito perché se n’era andata. E mamma non aveva parlato della foto. Troppo straziante il gesto, non sarebbe riuscita a riparlarne. E troppo accecata d’amore per rendersi conto che non era un gesto da ingegnere, in effetti. Gli ingegneri... ci vuole una donna accanto ad un ingegnere, perché è notorio che non capiscono molto della vita. Per fortuna le suore non le nota mai nessuno. Sorridono, tengono le mani giunte e gli occhi bassi e non sospetti mai di nulla.
Babbo le aveva detto della porta tanto tempo prima. A lei ed ad Andrea. Ma Andrea non ci aveva creduto, naturalmente. Ingegnere, figlio di ingegnere. Marta invece si era accorta che babbo si vergognava a parlare della porta. E quindi era vero. Certe cose le donne le capiscono subito.
Ci aveva molto pensato, a quella porta. Un bel problema. Andrea viveva in America, e lei era in convento di clausura.
Meno male che era clausura. Era quella la risposta, ovviamente. Aveva avuto molto tempo per prepararsi. E sperava ora di essere pronta.
No, sapeva di essere pronta. Altrimenti non sarebbe venuta, non avrebbe salito le scale col passo reso pesante dagli anni. Chiuse gli occhi, si guardò dentro. Da tanto tempo era abituata a farlo.
Aprì gli occhi, sorrise alla porta. Non era cattiva. Voleva solo rendersi utile. E nessuno mai le chiedeva niente.
L’aprì. Aprì la porta dell’odio, ma non c’era odio nel suo cuore. Era troppo pieno. Lo aveva riempito, lo aveva lasciato riempire accuratamente in tutti quegli anni. Aprì la porta.
In auto, appena fuori dal cancello, accese la radio. In Terra Santa ebrei e palestinesi si abbracciavano, le varie guerriglie stavano deponendo le armi in tutto il mondo. I giornalisti non sapevano più cosa dire: la pace, la pace, è scoppiata la pace, dicevano soltanto. Niente musica, solo annunci sbalorditi, solo notiziari speciali.
Spense la radio, abbassò il finestrino, mise fuori il gomito e si mise a canterellare.
Luca era seduto sul letto, e guardava la porta luminosa come non mai. La casa era silenziosa. No, non era silenziosa, era peggio. Era morta. Lui era morto. Senza Carlotta non poteva vivere. Ma Carlotta aveva imparato a vivere senza di lui. Non da sola, no, ma senza di lui.
E i suoi figli sapevano. Vedevano, giudicavano. Lui non c’era mai. Mamma aveva cercato tante volte di tenerlo vicino a sé, e alla fine si era stancata di rincorrerlo. E quell’altro invece era sempre lì. Sempre disponibile, quando c’era un problema, quando c’era bisogno di un consiglio, quando il rubinetto perdeva e quando bisognava accompagnare i ragazzi ai campi estivi. Era sempre lì, il migliore amico, quello che mai e poi mai penseresti... quello che non ti chiedi mai che cosa si aspetti, perché faccia quello che fa. Quello che neanche vedi, come il quadro del tinello che è lì da quando sei nato, e ti accorgi che non c’è più e non ti ricordi nemmeno cosa rappresentava. Ma il ladro si era portato via Carlotta, ed anche Carlotta da quanto tempo era diventata soltanto qualcuno che è sempre lì, sempre uguale e non ti chiedi più che cosa voglia, e se sia davvero sempre uguale... La persona che più odi... quando scopri che il tuo migliore amico ti ha portato via tua moglie, chi è che odi di più? Chi sarebbe morto di lì a poco, quando avrebbe aperto la porta? Perché questa volta la porta l’avrebbe aperta, non c’era più niente a fermarlo, cosa aveva da perdere a diventare un assassino, era già morto, morto dentro, già dannato, aprire quella porta stregata non l’avrebbe reso peggiore.
Invece stava immobile, seduto a guardare la porta, e non si alzava. Ed era quasi l’alba. Era tornato all’ora di cena, per trovare la casa vuota ed una lunga lettera. Che roba da film. Una lettera. Carlotta era così. Non una che ti dice addio al cellulare, no. Una lunga, circostanziata lettera. Molto chiara, molto vera. Molto concreta. Diceva tutto. E forse per questo stava seduto davanti a quella stupida porta giuliva ormai da ore.
Perché se l’avesse aperta forse a morire sarebbe stato lui.
L’ing. Luca R. appoggiò con attenzione la giacca alla spalliera della sedia imbottita, si slacciò la cravatta e si stese sospirando sul letto. Aveva mal di testa. Aveva perorato il proprio progetto con passione e competenza, quel progetto per il quale aveva lavorato notte e giorno da mesi e mesi, accarezzato fin dalla laurea e che ora finalmente era sembrato a portata di mano, ed invece niente. Tutto sfumato, tutto perduto. Si era alzato l’incommensurabile imbecille ing. Marco T. col suo sorriso, le sue maniere da manager, ed aveva smontato il suo progetto verso per verso e rigo per rigo, riversando fuori, a sorpresa, tutte le informazione che lui aveva condiviso ingenuamente nel proprio entusiasmo davanti ad un vassoio della mensa, ma cambiate di segno, diventate sassi, pietre che seppellivano tutte le sue speranze...
La stanza diventava buia, e buio era dentro di lui. Sbirciò tra le palpebre rese pesanti da giorni e giorni di superlavoro per preparare quei powerpoint diventati ormai pietre tombali della sua carriera, sbirciò per la prima volta più speranzoso che intimorito verso la vecchia, strana porta. E la magia era ancora una volta lì. La porta brillava dolce e disponibile, la luce filtrava tra le vecchie assi. Bastava alzarsi, aprire... senza Marco ed il suo fascino ciarliero, il progetto che aveva soppiantato il suo si sarebbe trovato subito a mal partito, non aveva basi tecniche altrettanto solide, e sarebbe stato facile farsi avanti di nuovo. Tutti sapevano in azienda che erano lui e Marco gli unici fuoriclasse della ricerca: morto lui, l’azienda avrebbe puntato automaticamente sull’unico cavallo vincente rimasto in scuderia... Non erano tempi di gioco d’azzardo, avrebbe avuto i finanziamenti... Si sollevò sui gomiti, si alzò, si avvicinò alla porta: quale suadente tentazione! Non era maligna, ma amichevole: sembrava sorridere senza bocca, guardarlo senz’occhi e quasi scodinzolare senza coda.
Uno strillo, un tonfo, un urlo, altre grida... voltò le spalle alla porta che si spense come una candela allo spostamento d’aria del suo corpo massiccio che si lanciava di sotto. Era la voce di sua figlia Marta che gridava. Scese le scale a due a due, ed ecco in fondo Carlotta che con viso preoccupato e severo districava Marta dal triciclo. Marta non sembrava per niente preoccupata di essersi fatta cadere addosso, nel lanciarsi verso la scala, tutto il mucchio dei vecchi giocattoli di suo fratello Andrea accatastati nel sottoscala. Guardava in su con gli occhi accesi, mentre sua madre tastava i danni “E’ vero, babbo, è vero? Che non devi più lavorare e andare a Ginevra? E ci sarai per il mio saggio, babbo, verrai a vedermi? Ci sarai, vero, se la mamma dice che non lavori più a Ginevra, che stai qui adesso? E porterai Andrea in barca?”. Pareva fosse Natale, da come gli brillavano gli occhi. Che bello che papà non ha più un lavoro di sogno, che bello! Gli venne da ridere. Che ne sapeva lei, a sei anni, di progetti e di carriera? Lei capiva solo che papà adesso sarebbe stato di più a casa.
Suo moglie leggeva nel pensiero, non aveva più dubbi. E scriveva pure, nel pensiero. Fumetti invisibili, sopra la testa di lei, dicevano “Infatti. E se avesse ragione lei? Non ti bastano i tuoi figli, non ti basto io? E’ davvero così importante il tuo lavoro, che da mesi sei in questa casa come un ospite di passaggio?”.
Marco era single. Un playboy ormai quasi quarantenne, che raccontava ridendo amaro le sue brevi, inutili storie. Che ghignava guardando le foto sulla sua scrivania, ma sembrava chiedersi acre perché Carlotta sembrasse così felice al suo fianco nella foto del matrimonio...
Sorrise al fumetto sulla testa della moglie. Abbracciò forte Marta “sì principessa, papà sta a casa adesso, e verrò al saggio, promesso, ed in barca puoi venire anche tu, se mamma ti lascia, e ti insegno a fare tanti nodi ...”.
La porta poteva dormire tranquilla. E difatti era silenziosa e scura, mentre lui mostrava a Marta i modellini delle navi ed i disegni dei nodi.
Vedi quella porta, Luca?
Una strana porta, così inutile,
che si aprirebbe sul muro esterno,
che non viene mai aperta...
NON DEVE ESSERE APERTA MAI, LUCA, MAI!
E’ la porta dell’odio: se l’apri, la persona che più odi MORIRA’
Luca scalciò lontano una scarpa da ginnastica consunta, lanciò con violenza lo zainetto sulla scrivania ingombra, sferrò un calcio al vecchio cassettone. Non era giusto, non era giusto, non era giusto... quella stronza della Pertinace, che non distingueva un computer da una mucca, come era riuscita a sgamare che aveva preso la relazione da internet? Qualcuno aveva fatto la spia? Quella vecchia megera, con quanta soddisfazione aveva aveva sventolato le prove davanti al preside! Maledetta, maledetta, maledetta! E adesso con quel 3, il debito era sicuro, lui era fregato, estate fottuta, i suoi non l’avrebbero mai mandato in Inghilterra con Carlotta con un debito a italiano e uno a latino, porcaccia miseria, aveva così sperato di farcela, cornuta di una Pertinace poteva non accorgersene, sarebbe bastato un cavolo di 7 alla relazione e adesso niente Inghilterra, niente Carlotta...
Al pensiero di Carlotta che andava in Inghilterra di sicuro, lei con tutti i suoi nove, la sua bella intelligenza, i suoi begli occhi ed anche tutto il resto che era meglio non pensarci, meglio non pensarci davvero, specialmente se in Inghilterra ci fosse stato pure quel bastardo di Marco che non perdeva una occasione e che aveva anche un anno in più e la moto, meglio non pensare al bel corpo di Carlotta vicino a Marco e lui bloccato qui, lontano, per via di una maledetta relazione che chi poteva immaginare la prof non avrebbe preso per buona, ci aveva messo anche qualche erroruccio qui e lì, ma non se l’era bevuta no, aveva trovato la fonte, e l’aveva beccato in castagna... Luca si aggirava per la stanza, scalciando tutto lo scalciabile per sfogare la rabbia che aveva dentro, tanto i suoi non sarebbero tornati fino a sera, e chi glielo diceva del 3? Ma neanche da chiederselo, mamma lavorava in negozio, a quest’ora almeno dieci stramaledette mamme erano andate tutte fintamente mortificate a riferire ciò che avevano saputo dai figli, la relazione, la scenata dal preside, il 3...
Luca si gettò sul letto, le mani dietro la testa, fingendo di non avere i lucciconi agli occhi, perché uno a 15 anni non piange mica se è un uomo, no? Stava lì, inghiottendo amarezza, e l’amarezza scendeva nello stomaco e lì fermentava con la gelosia, la disillusione, la disperazione e bruciava, bruciava, alimentava l’odio verso la causa di tutto, quella stronza incartapecorita professoressa con i fogli freschi di stampa agitati davanti al preside...
La polvere ballava scintillando lentamente in una lama di luce che veniva da... Luca si tirò su, allibito.
La vecchia finta porta sulla parete tra le due finestre aperte sui campi mezzi arati, la porta dell’odio delle favole di sua nonno.... era come se invece del muro di mattoni dietro ci fosse una luce calda, ammiccante, che colava fuori dalle fessure, dalla vecchia toppa arrugginita, e sembrava voler dire “Sono qui per te...”.
Luca sentì i capelli che si rizzavano sulla nuca, i polmoni che arrancavano perché l’aria sembrava sparita... restò paralizzato per qualche istante, poi il fiato tornò e lui schizzò fuori come un proiettile, via da lì, dalla stanza, dalla casa e corse, corse...
Alle undici di sera, dopo la cena, le prediche dei genitori per il 3, le reprimende e le ritorsioni affrontate a capo chino, con il pensiero che girava intorno alla porta, alla porta dell’odio che non era forse solo una favola del nonno, una metafora didattica dalla morale troppo ovvia, ma non era possibile, certe cose non accadono, era forse pazzo, aveva sognato? E se l’avesse aperta la Pertinace sarebbe morta, stecchita la vecchia strega per magia, il delitto perfetto, ma un 3 sul registro è un 3 sul registro, non sarebbe cambiato nulla e papà aveva gridato come previsto niente Inghilterra, e niente Carlotta con lui in Inghilterra... salì le scale cauto come un gatto fuori dal suo territorio, lui che conosceva ogni angolo di quella casa come sé stesso, entrò in camera. La porta era tornata la solita vecchia porta, niente più luci sovrannaturali, ma aveva ancora come un aura di gentilezza, come un vecchio cane fedele sembrava dire “ quando vuoi, io sono qui...”.
Che sa ciò che conta e che vale
che sa dov'è il sugo del sale
e calcola il giusto la vita che sa stare in piedi
per quanto colpita...
Ecco la sapienza che stiamo perdendo, noi che le vite venute male le aborriamo, e se possibile le cestiniamo prima che si affaccino alla luce, o le chiudiamo lontano, fuori dalla luce dei riflettori, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Noi che la fragilità non la vogliamo accanto, che i perdenti li buttiamo fuori.
Noi che dobbiamo essere essere sempre forti ricchi e belli, biondi sani e snelli, all'altezza delle aspettative. Che ci consumiamo per esserlo finchè falliamo, e siamo buttati fuori.
Se non sapremo calcolare il giusto la vita che sa stare in piedi per quanto colpita, ci condanneremo a non conoscerne il sapore, della vita. Quella vera, che non sa di plastica. Che fa pure un po' male. Ma che è vita.
Oggi è il 25 marzo, mancano nove mesi esatti a Natale, ed è la festa dell’Annunciazione. Ricordiamo il momento in cui Maria dicendo sì all’angelo, ha dato inizio alla nostra redenzione.
Maria, pur nella sua giovane età, aveva già un suo progetto di vita, ma quando attraverso l’angelo, Dio ha fatto irruzione nella sua vita, ha detto sì. Senza sapere a cosa, ma per una promessa grande e bella “sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, sarà grande, ed il Suo regno non avrà fine”.
Ha detto sì davanti all’adorazione dei magi e davanti alla fuga in Egitto, davanti alla folle che cercavano Suo figlio, e davanti alla croce, anche se la realtà contraddiceva la promessa dell’angelo e Suo figlio moriva abbandonato da tutti, senza alcun regno, né gloria.
Il nostro mondo ci dice che bisogna provare tutto, bisogna fare esperienze. Ma il tutto sono poi le solite cose: un nuovo tipo di droga, un diverso compagno di letto, un nuovo locale, un nuovo luogo di vacanze, un nuovo drink, una macchina nuova...
La nostra vita è in effetti intessuta di NO: se una gravidanza è a rischio si abortisce, se mio marito mi far fare fatica divorzio, se il lavoro non è quello che sognavo mi faccio mantenere dai miei, se mio figlio non è come lo voglio io mi rifiuto di ammetterlo, se per essere promosso devo studiare non studio e poi mi arrabbio coi prof che son cattivi ed ingiusti...
La posizione fondamentale davanti al mondo è che non è all’altezza degli standard: se l’avessi fatto io sarebbe meglio. I compagni di classe? Tutti ignoranti, stupidi, superficiali, troppo grassi e che non si sanno vestire. I docenti? Cattivi, ingiusti, troppo severi, troppo buoni. Tutto è sbagliato, tutto è troppo poco, tutto non è come lo vorrei io.
E per quel mondo di sogno dei miei desideri, butto via e dico no a
ciò che c’è.
Per l’uomo dei sogni che non troverò mai, lascio il marito che ho, senza capire che senza affrontare la fatica non troverò mai la soddisfazione.
Maria ha detto sì a ciò che accadeva, perché si fidava di Dio. Ed era in piedi, sotto alla croce.
In piedi, nelle prove della vita.
Chiediamo a Maria la grazia di dire di sì a ciò che c’è, al compagno così come è, alla vita così come è, anche quando la sua apparenza è faticosa e non ci piace...
Allora, poco prima del Battesimo, mentre spupazzo la pupa per permettere alla mamma di farsi la doccia a velocità supersonica indago... Niente corso di preparazione al Battesimo, va bene, ma almeno sapete cosa dovete fare oggi, vero ? Vero? Sorella? Ok, non sente, c'è l'acqua aperta... cognato?
Al cognato pare di ricordare che il prete avesse detto di passare da lui in settimana, ma c'è stato tanto da fare e adesso che ci pensa, in effetti, no, della cerimonia non sanno proprio nulla...
Ci sono delle risposte da dare, sapete? Forse era meglio almeno fare un piccolo incontro, no...
Mio cognato è certo di essere più cristiano di tanta gente che va in chiesa tutte le domeniche. Gli faccio notare che, dato per certo questo, questo stato di grazia da cristiano anonimo non gli comunica per grazia infusa la conoscenza delle risposte da fornire durante la celebrazione...
Una risposta giusta è "il Battesimo" alla domanda su cosa chiedete alla Chiesa. Le altre domande non me le ricordo, ma di solito la risposta giusta è "sì"... Questo è quanto, la zia suora ha fatto quel che poteva, ed ora cuocete nel vostro brodo, che vi devo dire? Tieni la pupa che vado a prepararmi anche io.
Avevo assicurato al mio padre spirituale che lui doveva fare solo l'ospite, celebrava il parroco, che vuoi, mia sorella si è messa d'accordo con lui, se tu vieni, così, giusto per vederci noi due... Il parroco, visto il frate, ha prontamente sbolognato la patata bollente di un Battesimo per non-capenti. Così Valentina è stata battezzata dal mio padre spirituale, cosa che mi fa molto felice, ma non ha fatto per niente felice il suddetto padre spirituale, che mi ha fatto gli occhiacci per tutto il tempo delle trattative con il parroco rovinosamente concluse con la sua capitolazione di fronte all'inevitabile.
Ha celebrato spiegando passo passo:
uno: cosa stiamo per fare (seduti, in piedi, ora venite qui, andate là, la candela la può spegnere ora che la celebrazione è finita, se no incendia il registro, grazie...firmate qui)
due: perchè lo facciamo
tre: cosa significa
Così siamo riusciti a traghettare Valentina nella Chiesa senza troppe papere.
Fortunatamente la prima domanda era facile "che nome volete dare a vostra figlia?". I genitori all'unisono sono riusciti a dire la risposta giusta, un po' seccati di non vincere nulla. La seconda era "che cosa chiedete alla Chiesa" e naturalmente invece de "Il Battesimo" hanno risposto "di battezzarla", ma il celebrante l'ha data per buona lo stesso. Alla terza domanda "siete consapevoli..." hanno ovviamente mentito con stile, dicendo un sì molto convinto (meno male che questa volta si son ricordati il suggerimento).
Ovviamente alla recita del Credo con la formula battesimale "credete in Dio Padre Onnipotente..." io, il mio padre spirituale ed il parroco abbiamo risposto "Credo", tutti gli altri "Sì". Dopo la prima però hanno capito, e al "rinunzio" hanno atteso l'imbeccata dei tre esperti. Un successo.
Valentina è stata perfetta. All'inizio della celebrazione sembrava sul punto di addormentarsi, ma al suono della campanella si è raddrizzata ed ha seguito la celebrazione con vivo interesse. Non ha mai pianto, malgrado tutte le cose strane che le accadevano. Al rinfresco ha cinguettato allegra facendosi prendere in braccio da tutti, da vera star.
Ovviamente si è premurata di essere abbastanza pestifera il giorno dopo, per equilbrare le cose e mettere in chiaro le proprie prerogative di principessa. Al punto che sua mamma mi ha fatto guidare l'auto nuova del marito per poter stare sul sedile posteriore a cercare di calmarla. Ovviamente tra una canzoncina e una moina alla bambina gemeva di non graffiargli la macchina nuova, ma è riuscita a dirlo solo sei volte in 40 km, tanto per dire la gravità della crisi infantile.
E questo è quanto. Ovviamente i genitori si sono dimenticati di incaricare qualcuno di fare le foto e all'ultimo minuto (su mia incauta investigazione) hanno delegato la sottoscritta, che oltre a leggere tutto il leggibile della celebrazione, saltellava pure in giro a fare foto, venute per la maggior parte buie e mosse... ed in ogni caso, la macchina fotografica era la loro, perchè la mia è gravemente inferma dalla gita a Praga, l'ultimo giorno avendo tentato il suicidio lanciandosi dal mio zainetto senza paracadute.
Pertanto niente foto. E questo è tutto, vi restituisco la linea.
Oggi pomeriggio parto per Torino. Addirittura con un eurostar FrecciaRossa (speriamo bene) io che di solito ho delle rimostranze anche a prendere l'intercity - posso viaggiare lentamente e spendere di meno, tanto in treno dormo e recupero le nottate di lavoro, no?
Questa è una occasione speciale: corro al Battesimo di Valentina.
Mia nipote è capitata in una casa dove l'ultima celebrazione religiosa è stata il funerale di mio padre. I suoi genitori non sono neppure sposati in chiesa, e sono riusciti ugualmente a saltare il corso per il battesimo, vantando la zia suora della bambina come bonus...
Valentina non vedrà mai i suoi genitori pregare, non sentirà mai fare riferimento a Dio come qualcosa di esistente e di inerente alle scelte o alla vita delle persone. Nessuno la porterà a Messa, nè le insegnerà il segno della croce, o il Padre Nostro, nè insisterà perchè vada a catechismo, visto che la zia suora abita a 300 km.
Insomma, crescerà esattamente come me.
Va bene. Niente panico.