Un tentativo di interessarsi al Tutto, e di pensare a partire da qualsiasi spunto (o punto).
| La Protettrice degli INTERNAUTI |
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Una che è stata preferita e ancora cerca, a fatica, di piegarsi nella forma impressagli dalla preferenza di cui è stata fatta oggetto.
laprimaparola in Un lieve prurito in ...
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Il tempo che passa, scavallata l'adolescenza, viene spesso percepito come un nemico, che ci porta via la giovinezza, che ci trascina verso la vecchiaia.
Ad ogni capodanno buttiamo via allegramente l'anno appena consumato, pieni di obbligata, titubante speranza per l'anno nuovo. Più sono gli anni, più dobbiamo ingollare tartine e spumante per cercare di dimenticare il capodanno scorso, in cui abbiamo detto, pensato e fatto sostanzialmente le stesse cose, ben che vada in un diverso locale, nella migliore delle ipotesi in un altro angolo del mondo meno rinomato di quello di quest'anno. Che spasso.
Non c'è festa più deprimente del capodanno, nel calendario moderno.
Perchè la modernità odia la storia, odia il trascorrere del tempo, odia la fine. La modernità adora il qui e ora, l'istante e la consumazione dell'istante, la velocità verso il nulla. La modernità odia preoccuparsi di dove andare, vuole il movimento fine a sè stesso, senza meta. L'ideale della vita non è più il viaggio, ma il vagabondare. La libertà non di arrivare dove si vuole, ma di cambiare sempre meta. Sposarsi, divorziare, fare un figlio, tornare adolescenti, tutto precario, tutto senza scopo, tutto senza meta. Agitarsi.
Come in una discoteca.
Invece il mio tempo è crescere, senza affannarsi, senza correre. Costruire con calma, con sicurezza. Occorre soffrire. Occorre la pazienza del tempo. Occorre una fine, occorre uno scopo, occorre Uno che mi aspetta ad ogni svolta del mio tempo.
Caro 2008, hai fatto il tuo dovere. Tuo fratello 2009 farà presumibilmente lo stesso. Qualcuno dispone di voi con pacata, consumata arte.
"Ora so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo sia lodato!) non è la nostra"






Con il presepe in pasta di mais fatto dagli aunni della Scuola Primaria.

"Maria Addolorata, che soffre, come spada che la trafigge, le deformazioni ed il gemito della creazione e il male prodotto dal peccato, fa opera presso la croce del Figlio di impetrazione, di intercessione e di correzione; creata per amare, ama i peccatori di un forte e coraggioso amore.

La nostra partecipazione al dolore della Madre deve tradursi concretamente in noi in atteggiamenti di misericordia, di umiltà, di giustizia, di sapienza, di amore"
Quando ero alle Medie, lessi un articolo sulle jene, che esordiva dicendo che se trovandosi in uno zoo è facile vedere la folla assieparsi intorno alla gabbia dei leoni, o ammirare le agili gazzelle, o le comiche scimmie, mentre il recinto delle jene di rado ha successo: la maggior parte della gente trova sgradevoli questi ripugnanti divoratori di carogne dall'aspetto sgraziato...
Eppure, proseguiva l'articolo, le jene hanno una mirabile struttura gerarchica e sono estremamente altruiste all'interno del branco (hanno l'asilo nido dei cuccioli per quando le mamme sono a caccia, e se una femmina muore le altre allevano i suoi cuccioli insieme ai propri). I cineoperatori che arrivano alle prime luci dell'alba a filmare il pasto del leone constatano che mentre mangia deve continuaente scacciare le infide jene che cercano di sottrarre qualche boccone, ma se fossero arrivati un pochino prima avrebbe potuto filmare il re della savana che, attirato dagli avvisi rivolti dalle jene cacciatrici al resto del branco, ruba con arroganza la preda appena abbattuta dalle jene stesse, che a questo punto, beffate, si devono accontentare degli avanzi.

Inoltre l'aspetto sgradevole e sgraziato delle jene risponde ad un criterio evolutivo: le zampe anteriori più lunghe delle posteriori gli permettono di trasportare le prede senza inciamparci dentro, la mascella squadrata ha la forza di spezzare anche le ossa lunghe per estrarne il midollo, il pelo ispido respinge il sangue e i frammenti di cibo, aiutandole a restare pulite...
Sarà che anch'io mi sentivo molto come la jena nel suo recinto, snobbata a favore dei fieri leoni e delle agili gazzelle. Sarà che non dubitavo che i miei compagni di classe mi trovassero sgradevole e ripugnante benchè mangiassi carogne solo dopo che erano state ben cotte. Sarà che i miei capelli erano sufficientemente ispidi da farmi sentire parte in causa nella descrizione, sarà che mi piaceva ridere e le jene ridono. ...
...fatto sta che restai affascinata dal pensiero che quanto c'era di sgradevole aveva in realtà una segreta efficacia, capace di dare ragione della sua esistenza. Mi accalappiò la speranza che quanto in me non mi piaceva fosse lì per qualche misteriosa ragione utile alla mia realizzazione.
Decisi che le jene sono belle e che sarei stata una jena.
Perciò al Bio Park ho salutato con calore le mie amiche d'infanzia, assicurandole che resteranno sempre le mie preferite. Anche se non hanno voluto ridere per me, malgrado gli abbia raccontato le mie barzellette migliori...

Il saluto della jena...
E' il dolore dell'attimo presente
che scava il cuore,
ingrandendolo
Quando ero una ragazzetta, all'età in cui ci si chiede che fare della propria vita, pensavo che il mio unico talento fosse fare la cozza. Come una cozza, volevo stare attaccata al luogo che mi era stato dato in sorte, quello in cui avevo fatto esperienza di trovare la vita; come una cozza volevo restare attaccata a quella Roccia di verità che avevo incontrato. Non ero molto capace di parlarne, di diffonderla, di testimoniare, da fare quelle belle cose che vedevo fare agli altri; ma mi bastava di riuscire a stare lì attaccata per sempre. Come una cozza al suo scoglio.
Sono passati tanti anni e la cozza sente che che è ora di diventare sempre più tutt'uno con la Roccia, sente che è possibile.
Lo scoglio rimane lì fermo sia quando il mare lo assale con cavalloni furiosi, sia quando lo accarezza con il suo sciacquio leggero. Perchè il mare ha bisogno di una sponda; e perchè lo scoglio deve farsi limare dal mare, farsi dare forma. Per far nascere la bellezza.
E' ambizione, e allora?
Se dicessi che sono capace, sarei superba. Ma se dico che vorrei essere capace, è preghiera.

Una vera paella era irrinunciabile. Io ed il professore di spagnolo, parcheggiati i ragazzi dopo una giornata estenuante, ci siamo abbattuti al tavolo di un ristorante qualsiasi vicino al nostro appartamento. Ma ci è andata bene: la paella era, come vedete, all'altezza. I clienti abituali si sono assuefatti abbastanza rapidamente all'insolita scena rappresentata da una suora seduta al tavolo a tu per tu con un uomo. Comunque, per non scioccare troppo il cameriere che doverosamente ha portato il conto a lui, visto che la cassa della scuola l'avevo io, gli ho passato i soldi sotto il tavolo. Va bene che la suora esca con un uomo, ma che debba pure pagare il conto!!!
Spesso avere dietro una banda di adolescenti è imbarazzante; ma, qualche volta, anche non averli dietro lo è!

Si stupiva un dì un allocco:
"Certo Dio trova assai sciocco
che quel pino ancora esista,
se non c'è nessuno in vista."
"Molto sciocco, mio signore,
è soltanto il tuo stupore.
Tu non hai pensato che
se quel pino sempre c'è
è perché lo guardo io:
ti saluto, e sono
Dio."
L'aereo è stato su, ma io sono a terra...

Una settimana ... come dire... intensa. Con orari allucinanti. Ho attraversato Valencia di notte in lungo ed in largo (anche perchè mi perdevo spesso). Ho arretrati di sonno abnormi. Ieri ho presenziato allo stand della nostra scuola presso una manifestazione rivolta agli studenti di terza media per conoscere le scuole superiori cui iscriversi. Con un cappellino viola in testa. E domani mi aspettano: una ora di lezione, il ritiro di avvento della classe IV, cinque consigli di classe...
E sono su facebook. Come Nihil Alieno. Da-dan!