Un tentativo di interessarsi al Tutto, e di pensare a partire da qualsiasi spunto (o punto).
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Una che è stata preferita e ancora cerca, a fatica, di piegarsi nella forma impressagli dalla preferenza di cui è stata fatta oggetto.
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Io ho visto la Chiesa Una. Se non si fa esperienza non si può credere, ma ciò che si è visto deve essere annunciato.
In seconda liceo un gruppo di ragazzi incominciò a coagularsi intorno all'insegnante di religione, cioè, attraverso di lui, a Cristo.
Eravamo molto diversi, con davvero poco in comune se non quella percezione ancora indistinta ma già irresistibile, che dentro quella esperienza traluceva una possibilità di compimento per la propria persona. Questo ci calamitava e, seguendo la stessa guida, ci trovavamo di fatto insieme. Per quanto poco ci piacesse.
Io, forte della mia passata frequenza al catechismo, ero l'intellettuale del gruppo. Quella che parlava a tutte le riunioni. Poi c'era il motore del gruppo, quella che si buttava nelle cose trascinando gli altri col suo entusiasmo.
Poi arrivò una terza. Che era più impegnata in parrocchia di me e più entusiasta dell'altra.
Stare insieme non era facile, ma era evidente che l'unità non nasceva dalla nostra capacità di stare insieme, ma dall'intensità con cui ciascuna seguiva il centro. Le baruffe non si contavano, ma non contavano.
Avevamo anche inventato un termine diverso: non eravamo amiche, eravamo "affettate" (da "affezione"). In effetti ci si affettava spesso.
Una volta l'ultima arrivata invitò due sue amiche di parrocchia alla nostra preghiera. Siccome noi si pregava coi salmi e a lei sembrava una cosa strana e difficile, voleva che si cambiasse preghiera per accogliere i nuovi arrivi. Noi difendevamo la nostra identità: se poi rimangono con noi che si fa? O si rinuncia ai salmi per sempre, o prima o poi dovranno provarci, quindi tanto vale farlo subito, no? NO.
Risultato: le due nuove arrivate fuggirono e nessuno pregò più, perchè scoppiò una discussione furibonda, da temere che si arrivasse alle mani! Vinse la consapevolezza che se si vuole proporsi agli altri, si deve farlo così come si è, perchè possano giudicare. Censurare la propria identità non aiuta il dialogo.
(che giudizioni grossi per delle sedicenni, eh?)
Un 'altra volta fui io la pietra dello scandalo: fui invitata dal nostro prete ad un incontro, con ordine di non dirlo alle altre due (preferiva studiassero). Si offesero a morte, ovviamente, ma io opposi la mia limpidissima coscienza: dovevo forse disubbidire, in nome della nostra amicizia, alla fonte stessa della nostra unità?
Immaginate la comunità primitiva e Paolo, ex persecutore, che diventa il centro dell'evangelizzazione. E Pietro che tranquillo, senza esitare, afferma nella sua seconda lettera che le lettere di Paolo sono ispirate "al pari delle altre Scritture". Paolo che affronta Pietro dicendogli di non fare l'ipocrita, ma che va a Gerusalemme a sottoporre la propria predicazione all'approvazione di Pietro...
Uniti da Cristo. Non c'è legame più oggettivo o più grande.
Avevo promesso, ma non resisto.
L'ultima lezione di religione ho chiesto ai miei studenti di rispondere ad alcune domande, in forma anonima, utili a verificare il loro giudizio sulla scuola.
Avevo promesso che le avrei lette solo io, ma questa risposta è troppo bella.
Domanda: qual'è il tuo docente preferito?
Tutti quelli che mi vogliono bene, ma ancora meglio quelli che mi vogliono bene con buoni voti!
Domanda: qual'è la sua qualità che più ti colpisce?
Beh, elenchiamo: uno è un genio, una sa che sono umano, un'altra ha dei capelli spettacolari, una mi aiuta anche se sa che non capisco la sua materia e l'ultima non solo mi dà buoni voti, ma è anche molto attraente mentre lo fa. Non ci vuole molto a capire chi è chi...
Io gli darei 100/100...
L'Esame è migrato all'altra sede. Mentre si trascinano comatosi i corsi di recupero, la mia colonnina google ribolle del nome di De Pedis. E' accusato, leggo, di aver costretto una donna a portare avanti una gravidanza (e si capisce che delitto più grave non poteva commettere). E' sepolto in una chiesa, e questo sconvolge davvero. Bisogna a tutti i costi aprire quella tomba.
Pentimento e perdono sono concetti impossibili, si sa. Quando nel vangelo leggiamo di Zaccheo, che era un poco di buono, siamo portati a pensare che si trattasse di un rispettabile uomo d'affari perseguitato da PM troppo politicizzati; il ladrone sulla croce è un evidenza caso di malagiustizia, un errore giudiziario. L'adultera, poi, era solo una donna in anticipo sui tempi.
Il mondo, che non conosce perdono, può solo negare l'esistenza del male. Solo la Chiesa può chiamare il male con il suo nome, perchè ne conosce il rimedio. Così quando la Chiesa è dura nel condannare, il mondo si sdegna, e quando è dolce nel perdonare, il mondo ugualmente si sdegna.
Ma cosa si aspettano i giornalisti dall'apertura di codesta tomba, per cui fanno tanto il tifo? Che il morto risponda alle loro domande? Che conceda loro una intervista?
E se nella tomba ci fosse il corpo di quella povera ragazza, dove sarebbe finito il De Pedis? Ha buttato nella betoniera se stesso?
Sapete cosa sperano di trovare in quella tomba? Un nuovo romanzo di Dan Brown.
Giorni d'esame. Siccome io non sono in Commissione, sono in segreteria a fare il supporto tecnico ( la carta delle fotocopie? E' finito il caffè. Non ci sarebbe qualcosa di fresco? S'è inceppata la fotocopiatrice. La Presidente dice se abbiamo la copia dell'anno scorso. Affiggere questo all'albo, grazie. Si può avere un ventilatore?...).
Abbruttita dal caldo (anche perchè il mio ventilatore l'hanno preso loro) giaccio più o meno esanime davanti al mio computer. Avrei delle cose da fare, ma richiedono l'uso dei neuroni. Applicazione. Non mi posso applicare quando ogni due minuti salta fuori qualcuno a chiedermi qualcosa.
Così occhieggio la mia barra google, con le news, e leggo:
"Con lei è vera vacanza, mi ricorda gli anni '60"
"Quante liti con Federico. Ma una volta mi scrisse, senza di te sarei perduto"
Lei chi? Federico chi?
Ieri ho letto una intervista. Nel titolo si citava "Go go tales", dall'intervista si evinceva che l'intervistato era il regista. In tutta l'intervista non c'era il nome.
Chi autorizza i giornalisti a dare per scontato che tutti capiscano che il primo articolo parla della sdraio (io pensavo si trattasse di una donna)? Siamo proprio sicuri che di Federico esista solo Fellini? Siamo tutti obbligati a sapere come si chiama il regista di "Go go tales", ed in ogni caso, visto che mi dici le sue idee politiche, non potresti incidentalmente dirmi anche il suo nome?
Negli articoli sullo scandalo della clinica milanese i dottori implicati sono tutti chiamati col nome proprio, o con un giro di frase che fa riferimento al comune di nascita o alla carriera, o al percorso di studi. Per capire di chi si sta parlando, bisogna suppongo leggere le puntate precedenti e farsi uno schemino, come quando leggi "i fratelli Karamazov".
L'informazione è fatta al 10% di notizie e al 90% di commenti. Risultato: se non becchi la notizia il primo giorno, poi non riuscirai più a capire cosa è accaduto.
In parole povere: in Italia ci sono al massimo dodici veri giornalisti, che passano le notizie in agenzia. Gli altri vivono di rendita, commentando quello che fanno quei dodici.
Mi ricorda il calcio, non so perchè...
"Si mandano a scuola i bambini, dice Dio.
Io penso che sia perchè dimentichino il poco che sanno.
Si farebbe meglio a mandare a scuola i genitori.
Sono loro che ne hanno bisogno.
Ma naturalmente ci vorrebbe una scuola di me.
E non una scuola di uomini"
C'è una persona, a cui sono molto legata, che desiderava da tempo avere un bambino. Siccome l'età avanzava e il bambino non veniva, ha deciso di ricorrere alla fecondazione assistita. Dopo tre tentativi (e svariate migliaia di euro) finalmente la gravidanza ha preso l'avvio e il centro cui si era rivolta l'ha invitata a questo punto a rivolgersi ad un qualsiasi ginecologo per il proseguo della faccenda che era ormai di pertinenza della natura.
Il ginecologo prescelto ha conquistato la sua fiducia al primo appuntamento per aver esordito dicendo "la gravidanza non è una malattia".
Al secondo l'ha persa per aver detto "Va tutto bene, ma aspetti ad affezionarsi troppo: bisogna ancora fare l'amniocentesi". Gelo, silenziosa ricerca di un altro ginecologo.
Ora, se la persona in questione fosse una cattolica osservante, la reazione sarebbe comprensibilissima. Se la persona, pur non cattolica, fosse di quelle che aborrono l'eugenetica, sarebbe ugualmente comprensibile. La persona in questione, però, cresciuta come è cresciuta, non ha esitato un secondo a prenotare l'amniocentesi malgrado tutte le controindicazioni del caso; e se il responso fosse stato negativo, sarebbe stata una condanna a morte immediata per il povero bambino, senza neanche il tempo di un dubbio. Non si può mettere al mondo un infelice, è ovvio. E' evidente, è un dato di fatto, una legge dell'esistenza. Solo quei pervertiti di cattolici possono essere così egoisti da comportarsi diversamente.
Allora, se devi ancora fare l'esame per sapere se il bambino è sano (o perlomeno non ha quella patologia lì) e se nel caso fosse malato già sai che deciderai senza dubbio di eliminarlo, non è perfettamente ragionevole quello che ti dice il medico, cioè di non affezionarti? Vorresti davvero iniziare ad amare qualcuno che fra pochi giorni saresti costretto a uccidere? Dov'è lo scandalo di quella frase? Dentro quel determinato universo mentale, è' perfettamente ragionevole e condivisibile.
Invece...
Invece il cuore si ribella e afferma con forza che quella frase è inumana. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non comprende. Specie quando la ragione non ragiona.
L'ideologia non riesce a scardinare il pensiero fino in fondo; rimane quel quid che dice "No, non va bene, non è giusta questa cosa".
A essere leali con l'esperienza, ad andare fino in fondo a ciò che si vive, quell'urto di indignazione, quel sommovimento d'animo avrebbero potuto mettere in crisi molte certezze tanto salde quanto acriticamente accettate dall'ambiente. E' rimasto invece un attimo di emozione. Tornandoci su, non ha potuto eccepire dal momento che era perfettamente deducibile dalle condivise premesse, ed è rimasta dal medesimo ginecologo, anche se con meno entusiasmo di prima.
Alla prossima occasione. La vita è più forte di qualsiasi ideologia, e non per caso Dio è entrato nel mondo come un bambino.
Forza, Cabasilas!
Siamo tutti con te!
Arriva trafelata la collega di francese
- Presto, la presidente della commissione ha detto che vuole la chiocciola! La chiocciola aggiornata al 2008... ce l'abbiamo la chiocciola 2008? Ha detto che la vuole assolutamente, devi fare in modo...
- La cosa?
- La chiocciola!
- Il "Conchiglia"... è un programma, maschile, e si chiama Conchiglia e non chiocciola... certo che l'abbiamo, aggiornato e funzionante. Altro?
Mi piace quando sono così efficiente...
Sono al computer a compilare le tabelle dei corsi di recupero. La collega di filosofia sta correggendo le tesine al tavolo dietro di me.
- Uhm, senti... "Idee, il catalogo è questo" di Galimberti, ti ricordi quando è uscito?
(la collega, due lauree con lode, tende a pensare erroneamente che io sia al suo livello)
- 'un sapevo neanche fosse mai uscito... E comunque, mi sembra un titolo un tantino pretenzioso: e se io avessi delle idee che lui nel catalogo non ha messo?
- Ah beh, se a Galimberti togli l'arroganza, gli rimane solo la barba...
Mi piace troppo, 'sta collega!