Per tornare a Sorrento, bisogna esserci stati almeno una prima volta, ed è quello che mi appresto a fare. Insieme a 38 scalmanati e altre tre vittime. Gita d'istruzione. Anzi, come scrivo di solito, fingendo di sbagliare, gita distruzione.
Programma:
Lunedì: partenza e Reggia di Caserta
Martedì: visita della costiera amalfitana - Positano, Amalfi, Ravello
Mercoledì: Capri + pizza serale
Giovedì: Vesuvio e Pompei
venerdì: Napoli e ritorno
Obiettivo: sopravvivere e riportare a casa lo stesso numero di studenti, e possibilmente anche gli stessi.
La mia prima gita scolastica in Italia! Finalmente capirò anche io quello che dice la gente. Almeno finchè parlano usando parole usate nelle canzoni...
Quindi, arrivederci a sabato.
Forse.
Avete mai sentito parlare di Pavel Morozov? È stato uno dei grandi miti dei Pionieri, non solo dell’Unione Sovietica ma anche di tutto il blocco comunista. Era un ragazzino, grande eroe della Rivoluzione, che durante una grande carestia (in una delle varie versioni, perché veniva sempre ritoccata a seconda di cosa c’era bisogno: questa è la prima) siccome i suoi genitori nascondono del grano, lui prende e va a denunciare i suoi genitori, che vengono fucilati, giustamente come dice il popolo. Però gli altri kulaki gliela fanno pagare e ammazzano Pavel.
E Pavel è il martire dell’idea.
Bello, no? Bellissimo: uno che denuncia i genitori viene portato come esempio, perché i genitori erano agenti controrivoluzionari a servizio del capitalismo straniero, che aveva fatto venire la carestia. Questo è il comunismo. Pavel Morozov con la sua morte cos’ha testimoniato? Che credeva nell’idea del Partito.
Allora che differenza c’è fra lui e il martire? Che differenza c’è tra il martire cristiano e Giuda Maccabeo ed i figli con i loro grandi sacrifici, eroici, che vediamo raccontati nel libro dei Maccabei? C’è una differenza fondamentale: in uno viene mostrato quant’è forte la tua convinzione: ci credi davvero fino alla morte. Ma questo non è il martire cristiano, se no avrebbe ragione Nietzsche. Nietzsche fa una critica velenosa al martire cristiano. Dice: il martire cristiano che cosa testimonia? Testimonia semplicemente che è un po’ testardo, duro, che ci ha creduto fino a morire. E allora? Che verità testimonia? Certo, se fosse così avrebbe ragione Nietsche, ma non è questo..
Il martire cristiano non testimonia che la sua fede è forte. Il martire cristiano rende presente in quel momento la croce di Cristo, che è già presente. Noi - e qui io riprendo il Papa, soprattutto la “Spe Salvi” al numero 7, fantastica! - non stiamo aspettando qualcosa che deve venire. Quel qualcosa che deve venire è già qui: ecco la fede come sostanza delle cose che si sperano; è il futuro che in qualche modo irrompe qui nel presente, e si fa già presente. Perché? Perché questa è la logica dell’Incarnazione, di cui dicevamo prima. Il martire cristiano testimonia qualcosa che è già qui e questo qui gli fa dire “sì” al Cristo.
Il martire cristiano non è il grande eroe… C’è un martirio molto bello, quello di Apollonio, nel quale il funzionario che gli sta facendo l’interrogatorio alla fine, sconsolatissimo, dice “Via, su dai, non fare lo scemo, sacrifica, cosa ti costa!? Non ti dico mica di crederci: prendi questo granellino e mettilo lì”. “No, non lo faccio”. “Ma Apollonio, guarda che così ti condanno a morte”. “Pazienza”. “Ma come: pazienza? Ma ti fa schifo la vita?”. E Apollonio risponde “Ah, no, no. La vita è bellissima, io amo la vita. Ma se devo scegliere tra Cristo e perdere la mia vita, rinnegando Cristo, allora scelgo Cristo.”.
E’ bello, no? Il martire cristiano non è quello che dice “sì!!...il sangue!!...sì!!...vo-glio mori- re!”. (risate, Cabasilas ha scandito il “voglio morire” come il “devi mori-re” degli stadi), come a volte vediamo che accadeva tra i montanisti. Il cristiano dice “no, no, caro mio, la vita è bella, io l’amo la vita. L’essere, i colori, tutto bello, splendido. Però se devo scegliere tra questa vita e, con quel gesto, perdere la vera vita, cioè perdere Cristo, io rimango con Cristo”.
Questo vuol dire rendere presente quella croce di Cristo in mezzo a noi. Non è una scelta del singolo, ma è Cristo stesso che ti chiama al martirio, a diventare grazia per tutti gli altri.
Cristo ha dato la vita per me sulla Croce: l’unica risposta adeguata è dare la propria vita per Cristo. Questa è la prima e suprema testimonianza. Von Balthasar la chiamava, nel 1966, “il caso serio”, nel libro che abbiamo già citato, Cordula. Von Balthasar scrisse questo libro un po’ come risposta all’idea dei “cristiani anonimi”di K. Ranher e fece molto scalpore all’epoca, ma il punto chiave era questo: sei tu disposto a dare la tua vita per Cristo? Detto così sembra una delle solite frasi… No, sei disposto a restare, ad essere testimone del volto di Dio, però da dove Cristo lo sta facendo, cioè sulla croce?
Che sono quelle cose che il Papa, in quella splendida enciclica che è la Spe Salvi, ha ripreso, c’è una verità per cui vale la pena dare la propria vita? L’amore è qualche cosa per cui impegnare completamente la mia vita?
Cordula è una ragazza, una santa, martirizzata dagli unni. Si racconta che furono uccise dagli Unni undicimila vergini (il numero è probabilmente un errore di trascrizione, con un segnetto sopra il numero undici, parte il “mille” e sono diventate undicimila).Arrivano gli Unni, massacrano queste vergini, una riesce a fuggire e si nasconde. Dopo, però, capisce ed il giorno dopo si offre spontaneamente e viene uccisa. Poiché, successivamente festeggiavano tutte le vergini ma non lei, perché nel giorno del martirio non c’era, lei appare in sogno ad un monaco, molti anni dopo e gli dice “Ehm, scusate, uhm, io dovrei essere festeggiata il giorno dopo. Se possibile, per favore dillo un po’ in giro…”. È bellissima questa scena, è fantastica, meravigliosa… e allora infatti questo monaco istituisce, fa nascere, questa memoria liturgica di Cordula.
Cosa ci dice questo? Magari anche tardi, però Cordula comunque capisce l’esigenza di dare questa testimonianza fino in fondo, della vita. Cioè, in poche parole il martirio non è una eventualità che può capitare soltanto a qualcuno: il martirio è la condizione normale del cristiano. Anche se non è detto che debba poi dare il suo sangue fino in fondo nel senso “classico”, però deve sapere che comunque è partecipe del corpo di Cristo, ed il Cristo è sempre sulla croce. Ci sta da re, da Signore in prospettiva giovannea, non sto mica negando la resurrezione, ci mancherebbe altro, però il luogo dove tu stai con il Cristo è comunque quello della croce e la testimonianza che tu dai è della vita di Dio, ma dalla croce.
E la croce diventa il criterio per vedere la validità o meno, la forza o meno del tuo essere cristo-centrato. Solo se sei pronto a morire per Cristo la tua fede è vera, questo dice Von Balthasar.
Qual è allora la differenza tra la testimonianza nostra, del martire cristiano e quello che muore per una idea?
Ecco, dopo la pausa pasquale, gli ultimi brandelli dell'intervento di Cabasilas a Bivigliano
La croce non è qualcosa di temporaneo o di “eventuale” per il cristiano. L’Incarnazione ha dato una svolta decisiva alla storia umana con ripercussioni cosmiche. Dopo l’irruzione di Dio nella carne, «il mondo, per quanto assuma atteggiamenti profani, è bagnato dalla luce sacrale dell’amore assoluto, non è illuminato soltanto esternamente, ma infiammato nel suo più intimo» (Cord, 51). Proprio perché Cristo è la perfetta e definitiva manifestazione vera di Dio, il suo sì perfetto provoca il no perfetto anticristico delle forze dell’anti-regno. Tutta la storia diviene una teo-drammatica. “Chi non raccoglie con me, disperde” è la provocazione di Gesù. Ed è inevitabile la dispersione se la raccolta non avviene con Cristo. È l’aspetto più duro: ma l’odio irragionevole e terribile che si scatena contro Cristo è il segno di questa battaglia. Ciò che è avvenuto con Cristo non può non accadere al suo corpo glorioso, che è la Chiesa. Difficile immaginare per essa un esito differente da quello che è avvenuto a Gesù. Dunque, se la croce è il luogo teofanico per eccellenza, esso è anche il luogo delle membra di Cristo. Se dalla Croce scaturisce il frutto-farmaco della vita, la Croce è il luogo del cristiano. A questo deve portare testimonianza.
Dunque abbiamo detto che la sorgente della testimonianza è Cristo. Ma non un Cristo “qualsiasi”. È Cristo crocifisso. E l’invio è come agnelli in mezzo ai lupi. Non si può dimenticare questa parte. Siamo come agnelli, e la ferocia dei lupi non è in discussione. Però questo allora diventa il criterio di verità della nostra stessa fede e testimonianza: cioè se noi siamo disposti ad partecipare fino in fondo a questa testimonianza di Cristo; perché finora v’ho detto “Noi partecipiamo di Cristo che svela il volto del Padre”...sì, è una cosa tanto carina...ma dove lo svela? Sulla Croce. Allora se noi partecipiamo di questa testimonianza, non crediamo di essere in un posto differente. Anche noi partecipiamo della testimonianza di Cristo sulla croce.
Durante la Via Crucis del venerdì il parroco viene chiamato d'urgenza al capezzale di una vecchina che sta morendo. Si rivolge al sagrestano e lo prega di prendere il suo posto alla guida delle celebrazione
- Senti, io devo andare, ma cerco di fare in fretta e di tornare per la benedizione finale, che la gente ci tiene... Tu vai avanti e cerca semmai di tirare un po' per le lunghe; ma vedrai che torno in tempo, è la signora Maria, ha 98 anni, vedrai che mi sbrigo... mi raccomando, eh? Io vado.
La signora Maria però malgrado l'età non vuole partire tanto in fretta...
- Signora Maria, adesso io vado ...
- Ma io muoio! e lei mi lascia sola?
- Ma ha avuto l'olio santo, e la comunione, ed io ho la Via Crucis in chiesa, la gente aspetta...
- Ma la Via Crucis c'è tutti i venerdì, io muoio solo questa volta qui!
Come darle torto? Ed i parroco, un po' dispiaciuto per la gente che andrà via senza benedizione, si rassegna a far compagnia alla signora Maria fino al momento cruciale.
Tornato in canonica, si sorprende però a sentire ancora un brusio di preghiere... Non è possibile, è passata quasi un'ora e mezza! Si affaccia alla porta della chiesa e sente la voce del sacrestano che proclama:
- Cinquantaseiesima stazione: il cireneo sposa la veronica... Padre Nostro...
E' davvero risorto
e questo blog non è più in silenzio,
ma solo senza parole!!!
Questo blog attende
in silenzio
la Resurrezione
Gesù cade per la seconda volta
Gesù cade. Non una volta, ma due. Malgrado l’aiuto del Cireneo, non sostiene il peso della croce.
Al nostro orgoglio non piace cadere, ma potremmo ancora accettare di cadere, quando tutto pesa su di noi. Ma Gesù si è voluto togliere anche questa scusa. Malgrado l’aiuto, cade per la seconda volta sotto il peso della nostra croce.
Dio non ha orgoglio, non ha paura di farsi vedere a terra, non ha paura di farsi vedere debole.
Siamo noi, deboli, che vogliamo mostraci forti. Dio, il forte, non ha paura della nostra debolezza. Non ha paura delle cadute, non ha paura delle ferite.
È dalle ferite di Cristo che sgorga la misericordia. Chi non ha ferite, non ha neppure misericordia.
Chi cade, sa di aver bisogno di misericordia per rialzarsi. E la misericordia c’è, perché Cristo è venuto a compiangerci nelle nostre cadute, a condividerle, per darci la sicurezza che ci comprende, ed è pronto ad aiutarci.
Ma chi crede di stare in piedi da solo, non ha bisogno di Gesù. E quando cade, preferisce non farsi vedere da nessuno, non vuole aiuto, e dice di non essere mai caduto…
Noi ci si aspetta che almeno Dio abbia successo. Voglio dire, se non ce l'ha l'Onnipotente, cosa possiamo sperare noi?
Noi cerchiamo il successo, cerchiamo il più: più amore, più prestigio, più soldi, più considerazione, più fama, più amici, più gratificazioni. Ci affanniamo per salire la parabola e quando siamo in cima - la cima permessaci dalle nostre possibilità, capacità e circostanze - scopriamo che a quel punto ci aspetta solo la discesa.
Gesù, salendo a Gerusalemme, imbocca la strada in discesa: abbandono, tradimento, insulti, percosse, morte. Arrivato al fondo, risorgerà. Risale.
Da una parte: aggrappati, afferra, non mollare, tieni tutto...
Dall'altra: lascia, molla, rilassati, abbandonati...
Per salvarsi, basta essere sostanzialmente pigri.
Sono catechista di un gruppo di seconda media, preparazione alla cresima. Nella nostra parrocchia non c'è mai un unico catechista per gruppo, ma due, affiancati da uno o più animatori. Il mio co-catechista è un ragazzo in gambissima, cresciuto nella nostra parrocchia, con un mare di esperienza, per cui a dire il vero sono io la co-catechista sua, in quanto di solito cerco di affiancarlo e di imparare da lui. Poi c'è un giovane animatore, anche lui molto bravo (per esempio a bloccare con una presa al collo i maschietti più agitati).
Solo che succede questa cosa qui: per uno strano caso del destino, tutte le volte che tocca al nostro gruppo animare la Messa domenicale e quindi l'incontro di catechismo deve essere dedicato alla preparazione, loro due hanno urgenti ed improrogabili impegni.
Questa volta mi ero premunita affermando che non ci sarei stata io, ma hanno sgamato subito che non era vero e naturalmente due giorni prima uno ha fissato per errore un appuntamento di lavoro proprio nell'orario del catechismo e l'altro era a sciare. Ho meditato di sparire anch'io, ma naturalmente non si può e perciò, come al solito...
Uno dei compiti del gruppo animatore della Messa è preparare le preghiere dei fedeli: questo l'encomiabile risultato di un ora di preparazione (lettura a spiegazione delle letture) e applicazione:
preghiera religioso-turistica:
1) Per il Papa e tutto l’ordine sacerdotale, affinché continuino ad aiutare le persone in difficoltà, e a incontrare i fedeli nella piazza di Roma, preghiamo
Preghiera solidal-altruistica (nel senso che ad essere solidali devono essere gli altri, ovviamente):
2) Per i bambini dell’Africa perché non soffrano più la fame ma siano aiutati da molti paesi, preghiamo
Preghiera Dickensiana:
3) Per gli orfani, affinché possano avere luoghi per passare la vita assieme ad una famiglia che li ami, preghiamo
Preghiera solidal-coprologica:
4) Per i malati affinché possano trovare delle persone che li amino e li aiutino a svolgere le loro funzioni vitali, preghiamo
Preghiera eccentrica (e sgrammaticata):
5) Per i catechisti, perché riescano a far trovare ai ragazzi la via dell’amore e una vita diversa a quella originale, preghiamo
Preghiera Western (il mio nome è fratellanza) e sgrammaticata:
6) preghiamo per il nostro gruppo di catechismo perché sia sempre più fratellanza e che sia ancora più unito
Preghiera preoccupante:
7) Per i bambini di IV elementare, che il Signore li aiuti in questo passo difficile, preghiamo
(il passo difficile sarebbe la Prima Comunione…)
Preghiera deprimente per i catechisti
8) Per tutti coloro che ci istruiscono, a catechismo e a scuola, preghiamo
Preghiera fondamentalistico-tifosa
9) Perché la nostra religione si diffonda nei secoli a venire, preghiamo
Preghiera DeAndrèistica…
10) Per la famiglia e l’amore sacro e profano, preghiamo
…Deamicisiana
11) Preghiamo perché la Pasqua di quest’anno aiuti le persone a trascorrere un periodo di pace con Gesù, preghiamo
Preghiera crisi d’identità noi/loro
12) Preghiamo per tutta la comunità della nostra parrocchia, perché riesca trasmette un messaggio di serenità ai credenti, preghiamo
Preghiera ottimistico-disincantata
13) Preghiamo per tutti i malati, perché passino una Pasqua felice e armoniosa, nonostante le miriadi di problemi della vita