Un tentativo di interessarsi al Tutto, e di pensare a partire da qualsiasi spunto (o punto).
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Una che è stata preferita e ancora cerca, a fatica, di piegarsi nella forma impressagli dalla preferenza di cui è stata fatta oggetto.
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Tranche quarta - sezione teorica
La storiella, insomma, implica che l'autore, come guardando dal di fuori la propria fede, si chieda "e se fosse tutto falso? Se ci fossimo sbagliati?". Questa capacità di uscire dal proprio punto di vista, senza tuttavia abbandonarlo, per guardare la questione dal lato opposto è una grande risorsa dell'intelligenza: è quella che permette di risolvere i problemi quando le soluzioni tradizionali non sono sufficienti.
Gli ebrei sono veramente figli di quel Dio che comanda di non farsi immagini, di non avere idoli. Lo sguardo che pongono sul mondo è uno sguardo disilluso.
Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà a dirotto.
Woody Allen
Per gli altri popoli il mondo era popolato di entità benigne; c'erano ovviamente anche quelle maligne, ma di fatto le une e le altre erano entità manipolabili: bastava sapere come fare per ottenere il favore delle une e tenere le altre alla larga. Era una questione meccanica: bastava fare la cosa giusta.
La rivelazione del Dio unico ha spazzato via queste confortevoli credenze. Ha svuotato il mondo dal divino e dal magico. Ha lasciato solo la realtà - e la realtà non permette trucchi.
"Quando il popolo fu rientrato nell'accampamento, gli anziani d'Israele si chiesero: «Perché ci ha percossi oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l'arca del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici». Il popolo mandò subito a Silo a prelevare l'arca del Dio degli eserciti che siede sui cherubini: c'erano con l'arca di Dio i due figli di Eli, Cofni e Pìncas. Non appena l'arca del Signore giunse all'accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra. Anche i Filistei udirono l'eco di quell'urlo e dissero: «Che significa il risuonare di quest'urlo così forte nell'accampamento degli Ebrei?». Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l'arca del Signore. I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: «È venuto il loro Dio nel loro campo!», ed esclamavano: «Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l'Egitto nel deserto. Risvegliate il coraggio e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini dunque e combattete!». Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fu costretto a fuggire nella sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d'Israele caddero tremila fanti. In più l'arca di Dio fu presa" (I Sam 4,3-11)
Tranche terza - sezione teorica
Le prime due sezioni volevano illustrare agli illustri lettori il legame autobiografico tra il bullismo - argomento sfiorato dal post precedente - e l'autoironia - di cui la storiella ebraica è esempio.
Entrando nel vivo della storiella ebraica occorre premettere che di storiella ebraica si tratta. Vale a dire che non si tratta di una barzelletta sugli ebrei - che fatalmente è una barzelletta contro gli ebrei - ma di una barzelletta degli ebrei contro sè stessi. Il che mi scansa dall'accusa di razzismo antisemita, che molto mi dispiacerebbe.
L'umorismo nasce - Pirandello docet - dal sentimento del contrario. Vale a dire, quando in una situazione narrata scaturisce una conclusione inaspettata, diversa da quella che era ragionevole attendersi, e che, a volte, capovolge la comprensione della situazione che avevamo fino a quel momento.
Nella storiella narrata, l'umorismo nasce dal fatto che i tre protagonisti si rivolgono al Dio ebraico, ma la risposta viene invece da un Dio che, rivelando di avere un figlio "cristiano" (Cristo stesso) è evidentemente il Dio cristiano... ma in realtà, disapprovando come i tre interlocutori la scelta del figlio, il Dio che risponde si palesa contemporaneamente proprio come il Dio ebraico. Il rovesciamento è doppio, cosicchè l'umorismo non nasce solo dalla sorpresa, la prima volta che si sente la storiella, ma persiste anche dopo, in questa contraddizione irrisolvibile.
Non solo, c'è un altro elemento di umorismo: i tre si rivolgono a Dio, in un crescendo di riferimenti autorevoli (tra amici - il rabbino - Dio), come a colui che ha tutte le risposte, mentre Dio, lungi da avere una risposta pacificante, rivela invece di avere il loro medesimo problema!
L'umorismo corrosivo della storiella va a colpire così due punti nevralgici della religione ebraica, testimoniando la grande capacità di "straniamento" del popolo ebreo.
Tranche prima - autobiografia
Penso ci siano degli elementi biografici che non hanno una vera e propria spiegazione. Come il mio amore per gli animali e il mio gusto per l'ironia: da che mi ricordi, animali e ironia mi sono sempre piaciuti. Da bambina leggevo Salgari e non spasimavo per il bel tenebroso Sandokan, tutto eccesso di sentimento e irruenza passionale. Io adoravo Yanez, la sua freddezza, il suo britannico, inossidabile buonumore.
Il mio quarto di sangue siciliano mi ha lasciato in eredità dei capelli ricci per un quarto. Cioè, non ricci come si deve. Delle specie di molle sparate in tutte le direzioni, ma con una netta preferenza per la direzione verticale, refrattari ad ogni impiego di spazzola e pettine (che per rispetto delle altrui opinioni e sensibilità non ho imposto loro che sotto stretto obbligo genitoriale - mai capito perchè combattere guerre, e mai capito perchè combattere guerre perse in partenza). Aggiungete i periodici esperimenti materni al riguardo (proviamo a fare la permanente, proviamo a tagliarli corti, ma se tu te li fai crescere prima o poi dovranno pur scendere verso il giù...); aggiungete gli occhiali, il fisico pesante di una la cui unica ginnastica è sfogliare le pagine, e che mangia leggendo (a meno che il padre occasionalmente presente le faccia volare via il libro dalla tavola - costringendola a leggere tristemente solo le etichette dell'acqua minerale). E avrete il ritratto di una perfetta vittima delle prese in giro.
Perfetta tranne due particolari: uno, se le prese in giro avvenivano mentre stavo leggendo, non le coglievo. Quando leggo, l'unico modo di entrare in relazione con me è il contatto fisico o la sottrazione proditoria dell'oggetto del mio interesse: non vedo e non sento assolutamente null'altro.
Due, non me ne importava nulla. Ben difesa nel mio bozzolo letterario, le offese dei miei compagni scivolavano via. La mia unica aspirazione era sparire nella tapezzeria, figuriamoci se le loro osservazioni sul mio non essere bella/attraente/simpatica/eccetera avevano la minima possibilità di mettermi in crisi. Ero brutta/sgradevole/antipatica/eccetera solo nel loro mondo; nel mio ero tutto quello che volevo. Chiuso il libro, nella mia fantasia il racconto continuava con me come coprotagonista. Yanez mi corteggiava, Bagheera mi faceva compagnia, pilotavo con rara maestria complicate astronavi, ero un indiano che sapeva parlare con i lupi ed i cavalli, salvavo ebrei durante la seconda guerra mondiale... non avevo tempo per preoccuparmi del fatto che tale Giampaolo trovava ridicola la mia pettinatura. Che guardasse altrove.
Poi però venne il tempo in cui trovai degli amici reali. Persone alle quali ci tenevo a piacere. Ed ecco che centinaia di frecciatine cadute nel vuoto ora rischiavano di trovare come bersaglio il mio cuore. Prudenza, ci vuole in questi casi.
Anche perchè il gruppo aveva una bizzarra caratteristica: eravamo riuniti da Cristo. Non ci eravamo scelti l'un l'altro: eravamo insieme perchè scelti da Lui. E non aveva i nostri stessi gusti, si sarebbe detto.
Ci si affrontava spesso come gatti randagi in una notte di aprile. E come gatti in una notte di aprile, avevamo un interesse troppo forte per andar via.
Stando insieme in questa maniera, accadde una cosa folle. Ma ve la racconto domani.
Update: intanto, andate a vedere questo. Fa schiantare!
Lo so che è contro, ma al genio non resisto...
Un ebreo incontra un altro ebreo:
- Come va?
- Eh, non tanto bene... sono molto amareggiato.
- Mi dispiace molto! Dimmi, che cosa ti è successo?
- Eh, sai... io ho cresciuto mio figlio nei più puri dettami della nostra religione, l'ho perfino mandato in Israele... e mi ha dato una delusione così grande! E' diventato cristiano!
- Non me lo dire! Ma lo sai che anche io avevo mandato mio figlio in Israele perchè crescesse da vero ebreo, e si è fatto cristiano? Dobbiamo parlarne assolutamente al rabbino.
I due vanno insieme dal rabbino e gli espongono il problema:
- Rabbino, tutti e due abbiamo cresciuti i nostri figli nel più rigoroso rispetto della Legge ebraica, poi li abbiamo mandati in Israele perchè perfezionassero la loro formazione religiosa, ma sono diventati cristiani! Come si spiega?
- Questo è davvero strano! - esclama il rabbino - perchè anche io ho mandato mio figlio in Israele e anche lui è tornato a casa cristiano! Voglio chiedere al Signore...
- Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ascoltaci... vogliamo chiederti un consiglio. I nostri figli, tutti cresciuti come ottimi ebrei, sono andati in Israele e sono tornati cristiani: che cosa possiamo fare?
E Dio
- Questo è davvero molto strano, perchè anche mio figlio...
La cosa buffa, non solo della legge inglese, ma anche di tante leggi nostrane, è che tentano di regolamentare qualcosa che finora non era necessario regolamentare, in quanto il buonsenso era più che sufficiente.
Il coraggio, si sa, se uno non ce l'ha non se lo può dare... don Abbondio docet.
Ma neppure il tatto e la delicatezza si possono imporre per legge.
Si fa benissimo a colpire i bulli vietando di usare parole offensive verso gli omosessuali, ma il fatto è che posso offendere benissimo il prossimo, che sia o meno omosessuale, anche senza attribuirgli sgradevoli nomi botanici.
Io ho visto una ragazzina lasciare la scuola perchè offesa e perseguitata dalle nuove compagne (si era inserita a metà corso di studi) con l'infamante epiteto di... "milanese". Dal momento che veniva da Milano. Grassa non era, non puzzava, non balbettava, non aveva i capelli stopposi (sfortunatamente per lei, era bionda, brava a scuola e molto carina) e quindi, non sapendo con che cosa altro colpirla, "milanese" è diventato improvvisamente da prestigioso aggettivo qualificativo un sordido insulto.
Ci vorrà una legge per impedire ai ragazzi di affermare che una compagna è milanese?
O non servirebbe forse qualcosa (Qualcuno) che liberi il cuore umano dalla cattiveria, dall'invidia, dalla malignità?
Non si sconfigge il male con la legge. Ci aveva provato anche Dio e non Gli era riuscito.

C'è bisogno di qualcuno che ci liberi dal male
perchè il mondo, tutto intero, è rimasto tale e quale
A grande richiesta, e visto che non riesco a trovare il tempo di proseguire la sbobinatura di Cabasilas (sorry) riciclo la comunicazione citata nel post precedente.
[...] riteniamo opportuno ricordare alle famiglie alcune norme e raccomandazioni in merito all’uso dei cellulari da parte degli alunni:
Dopo Berlicche, Graciete e sicuramente altri, intervengo anche io su questa nota di cronaca.
Per me, la cosa sconvolgente è che le autorità si aspettano di cambiare la realtà con le comunicazioni ai genitori.
Prima osservazione: cosa fa pensare alle autorità inglesi che i genitori le leggano?
Io non ho mai avuto nessuna prova sperimentale che i genitori leggano le comunicazioni che invio loro, neppure quando richiedo che tornino indietro firmate.
Una settimana prima della partenza di un gruppo di studenti per uno stage linguistico in Francia, mi telefona un certo numero di mamme alterate, chiedendomi cosa è questa novità che i loro figli saranno alloggiati in un residence e non in famiglia. Mi elencano i vantaggi della famiglia e i pericoli del residence e io concordo calorosamente con loro su tutto ciò che mi vanno esponendo. Ancora più alterate, ma anche interdette, mi chiedono sostenute perchè mai allora la scuola (con quello che si paga) non si sia attivata per garantire questa migliore soluzione. Soavemente spiego che la scuola l'ha offerta e garantita, soltanto che ha proposto anche l'opzione residence -dal momento che l'agenzia organizzatrice la prevedeva- e si da il caso che nella risposta da loro sottoscritta risultasse la preferenza alla soluzione residence. Ah, sì? Esatto, signora, se vuole le mando il documento per fax: c'è la descrizione dettagliata -con i costi- di entrambe le possibilità, e in fondo due quadratini con accanto la dicitura famiglia/residence, in cui mettere la crocetta per segnalare la scelta, ricorda? E lei ha barrato "residence".
Ah...
Ah.
E' solo uno dei tanti episodi. Ci sono i genitori che si presentano all'una a prendere i figli che sono in gita fino a sera (comunicazione con autorizzazione da restituire firmata); genitori che chiedono se serve il passaporto per andare in gita -e nella comunicazione era stato detto che la meta della gita decisa dopo le numerose votazioni era la costiera amalfitana; genitori che chiedono come mai la scuola non organizza i corsi di recupero -la settimana dopo che si sono svolti; eccetera...
Eccezioni? Uhm... Io ho scritto una lettera sull'uso del cellulare a scuola, e vi ho inserito un paio di considerazioni da par mio. Solo due mamme hanno reagito, segnalando di aver notato il corrosivo sarcasmo.
Seconda osservazione. Se mai ci fossero alcuni genitori che effettivamente leggono le comunicazioni, pensate che leggano anche l'intestazione? Voi lo fareste?
Sapete benissimo che è una comunicazione per i genitori, quindi per voi... da dove cominciate a leggere? Da OGGETTO in poi, è ovvio.
Si potrebbe fare un esperimento... incominciare la comunicazione con "Gradevoli bertucce" e contare le persone che protestano.
Secondo me, gli unici a protestare sarebbero gli scimpanzè, sentendosi discriminati...
La mia conversione data da un triduo di Pasqua di tanti anni fa, quando ero al Liceo. Non che prima non fossi cristiana: solo non avevo la minima idea di che cosa fosse il cristianesimo.
L'anno seguente scoprii la quaresima. E l'amai da morire. Con l'esagerata dedizione dei ragazzi, che da grandi si compiange, perchè non si hanno più le energie ideali per viverla.
Ricordi...
Ricordo un folto gruppo che dal Liceo Darwin andava alla riunione in Parrocchia. Tutta gente che bazzicava la Chiesa da poco; io, che ero andata regolarmente al catechismo, ero il teologo del gruppo. Era il mercoledì delle Ceneri, a pertanto ripresi severamente un ragazzo che stava mangiando un panino al prosciutto. Si difese protestando che era l'ultimo panino al bar della scuola, e non c'era altro. Inflessibile, ribattei che avrebbe dovuto mangiare il pane e buttare via il prosciutto.
Nel percorso in autobus il resto del gruppo riprese il discorso dell'astinenza dalle carni. Il ragazzo in questione si era appena morosato. Nel viale verso la chiesa sento alzarsi le voci in un dibattito animato, il ragazzo corre avanti per raggiungermi e tutto serio mi fa: "Dimmi una cosa, tu, perchè secondo me mi prendono in giro: è vero che astinenza dalle carni vuol dire anche non fare sesso?". Eh? Vedo le facce ilari dietro di lui, e serissima dichiaro "Certo! Anzi, soprattutto quello!".
"Vabbè, ma mica anche i baci? Un bacetto sulla guancia?"
"Niente contatto fisico: a rigore, non potresti nemmeno tenerla per mano!".
"Ma dai, ma come faccio? Non è credente lei, che cosa mi dirà? Ci siamo messi insieme due giorni fa... Ci faccio la figura del fesso!"
"A cosa tieni di più? A Dio o alla tua faccia?"
"Dio non può chiedere delle cose del genere..." bofonchia tutto mogio, finchè le risate sgangherate di tutto il gruppo lo sollevano dal doloroso dilemma spirituale, facendogli capire che era uno scherzo. Arriviamo al portone del convento che ci sta ancora insultando ferocemente, specialmente me: "Di te mi fidavo, che sei quella che sa sempre le cose... basta! Non ti crederò più quando mi spieghi!".
Cambio di scena. E di anno.
Quattro o cinque ragazze e ragazzi salgono sull'autobus cariche di pentole e fagotti. Un nostro amico e coetaneo è già nel mondo del lavoro; è più solo di noi che ci vediamo tutti i giorni a scuola: abbiamo pensato di andargli a fare compagnia mentre fa la pausa pranzo. Ovviamente ognuno ha portato qualcosa.
Risultato, abbiamo in cinque o sei esattamente: una teglia di lasagne; una teglia di polenta cuncia; una teglia di polpette al sugo, un filone di pane, mezzo chilo abbondante di affettati misti, torta se non ricordo male al cioccolato. Una bottiglia di vino, coca cola e frutta. E un'ora per ingurgitare il tutto.
Il poveraccio non so come farà a lavorare dopo il nostro pantagruelico spuntino. Probabilmente cascherà addormentato sulla fresa.
Al ritorno dalla nostra missione, come un lampo, ci ricordiamo che è il primo venerdì di quaresima. E ci siamo mangiati almeno mezzo maiale e qualche altra bestia tritata nella polpette. E il cioccolato. Ops.
Andiamo dal nostro padre, un po' titubanti...
"Avete mangiato per il vostro gusto, o per un gesto di carità verso un amico?", ci chiede e noi capiamo di aver fatto bene.
Anche se sentiamo che non vorremmo più vedere polenta cuncia per almeno cinque anni...