Se c’è un invio, c’è un inviato. Questo inviato deve poter dire “chi è”. E questo suo “chi è” non è in forza di una credenziale personale, ma viene definito in quanto partecipe della Chiesa. Ma la Chiesa è il corpo glorioso di Cristo, quindi partecipa del “paradosso cristologico”: ossia, potremmo dire con una battuta, tutti hanno da criticare Gesù! (cfr. Lc 7,34, ad esempio).
Se questa Chiesa è il Cristo glorioso che agisce, Cristo continua a dare testimonianza alla verità del Padre attraverso le Sue membra, cioè noi. Allora il nostro dare testimonianza non è un optional, non è un qualche cosa che posso scegliere di dare o non dare, ma se sono cristiano e se vivo una vita liturgica, sacramentale – cioè se sono cristiano! – se vivo dello stesso spirito di Cristo, se dentro di me pulsa lo stesso spirito di Cristo che ho ricevuto nel Battesimo, che alimento con l’Eucarestia, etc. etc., la mia vita è dare testimonianza alla verità.
Chiaro che c’è una difficoltà: essendo questa Chiesa il corpo glorioso di Cristo, partecipa anche di quello che abbiamo chiamato (nulla di originale, è sempre Von Balthasar) il “paradosso cristologico”. Cioè, così come di Cristo dicono “è un mangione, è un beone, è un pubblicano, no, va coi pubblicani, e fa quest’altro, no, è rosso, è verde, è giallo…”, e chi lo vuole dopo la frutta, chi prima, e poi ancora “sei Elia, sei quest’altro, c’hai un demonio, no sei venuto da Dio…”, anche la Chiesa vivrà qualcosa di simile.
In un bel testo, H. U. von Balthasar, dice:
«[La chiesa], dicono, è troppo ascetica e troppo mondana, troppo rigorosa (celibato, indissolubilità del matrimonio) e troppo lassa, troppo attaccata all’antico testamento (santità delle opere) e troppo “antisemita”; è la religione rancorosa e masochistica di gente che ha fatto troppo poca strada (Nietzsche), eppure benedice armi terrene e le adopera essa stessa, ad uso esterno (crociate) e interno (inquisizione). È troppo attaccata alla tradizione (dicono i protestanti), lo è troppo poco (dicono gli ortodossi). Nei suoi sacramenti è troppo folcloristica eppure troppo fuori dalla realtà. È troppo interiore ed estraniata dal mondo (dicono i politicamente impegnati), ma anche troppo attivistica, troppo conformistica, troppo impegolata con l’emisfero capitalista. Sta inostricata nelle sue scuole e nei suoi ospedali (alla vita che comincia e che finisce), ma gli sforzi degli uomini maturi, li segue poco o li segue solo con diffidenza (vedi la sorte riserbata a Teilhard)- È fin troppo tollerante, correndo appresso ad ogni modernità, dal tempo in cui trangugiò il platonismo poi l’aristotelismo, fino a oggi che se la fa con la filosofia ebraica della speranza, ma al tempo stesso è l’intolleranza personificata. E la litania potrebbe snocciolarsi all’infinito. Chi guarda la chiesa di prospetto, si lamenta di non vederne il dorso; chi le si mette dietro, è offeso dal fatto che non gli mostra il viso...[Ma] non è adeguatamente definibile poiché appartiene al mistero di Dio, partecipare al quale è la sua essenza» (Cordula, 55s.).
È facile essere saggi.
Pensate a qualcosa di stupido e poi non ditelo.
Sam Levenson
Consegno agli alunni (III liceo) la lettera in cui si chiede ai genitori l'autorizzazione a partecipare alla Giornata della Memoria organizzata dalla Provincia di Firenze al Mandela Forum. C'è anche il programma. Leggono...
"Chi è questo David Grosman?"
:-( "E' l'invitato d'onore, il che significa che è un pezzo grosso, il che significa che se non sapete chi è, siete degli ignoranti senza speranza!"
"Ma che cosa fa?"
"No, guardate, per pietà faccio finta di non aver sentito..."
"No, ma noi lo sappiamo benissimo chi è, solo che non mi ricordo bene... è solo prete o è un vescovo?".
Io non voglio dire, ma al di là di tutto, l'invitato d'onore alla commemorazione della Shoa, anche andando a naso, così, secondo logica, a che religione dovrebbe appartenere?
Un minuto di silenzio in onore del cervello dei miei alunni: esso non è più tra noi.
"Chi bazzica coi preti e intorno al medico
vive malato, e muore eretico"
Tanto per postare qualcosa... questo, non so perchè, mi è piaciuto.
1. Per questo sono venuto : per dare testimonianza alla Verità...sarete miei testimoni
Ogni nostra testimonianza parte da un dato di fatto propriamente banale, cioè che Gesù è il primo testimone del Padre: punto e basta. Gesù è la piena e definitiva rivelazione di Dio. Negando questo, si nega la stessa divinità di Cristo. Magari siete fuori, avete la fortuna di essere fuori, dal dibattito teologico odierno...tanto non c’è niente di interessante! Rimanete tranquillamente dove siete! Avrete sentito comunque dei vari interventi della Congregazione della Dottrina della Fede e del famoso documento “Dominus Jesu” che uscì fuori per controbattere sostanzialmente questa tesi teologica: “Gesù è una della tante, possibili, importanti rivelazioni di Dio, però non possiamo dire che è l’ultima, non possiamo dire che è definitiva, perché fra l’altro questo ostacolerebbe il dialogo interreligioso”.
Sono teorie dove Cristo è visto come un intralcio al dialogo ecumenico, perché bisogna parlare solo di Dio...già, ma anche se parli solo di Dio, c’è sempre qualcuno che rimane fuori, perché c’è un tipo di buddismo, per esempio, che pare non credere in un Dio personale, allora bisogna parlare solo di salvezza….e allora non si parla più neanche di Dio! siamo riusciti a farlo sparire anche dal dibattito teologico, siamo riusciti a fare sparire Dio! Fantastico! Questo è davvero un grande risultato!
Ma alla base c’è proprio questo: la contestazione del fatto che Cristo sia la ultima e definitiva rivelazione del Padre, mentre invece Gesù stesso dice “Io non ho altra cosa che testimoniare, dare testimonianza alla verità, cioè testimoniare il volto del Padre”.
Ora questo Gesù lo fa in ogni momento, in ogni istante della sua vita. Ma c’è un luogo dove questo si rivela e dove rivela il volto trinitario di Dio: sulla Croce. Sulla croce si svela il volto trinitario di Dio, in cui è Dio che invia il Suo figlio, il Figlio che obbedisce al Padre, fa totalmente sua la volontà del Padre e questo amore che unisce il Figlio ed il Padre è lo Spirito.
Non solo, ma questa testimonianza - e questa è la chiave - questa testimonianza, dicevo, di Cristo sulla Croce smaschera automaticamente ogni altra “falsa testimonianza”, su Dio e sull’uomo. Cioè, la verità rivelata da Cristo sulla croce, sul volto di Dio che è amore fino alla morte, amore che mi ama per quello che sono, amore che si consegna totalmente nelle mie mani pur sapendo che lo ucciderò, e così, rivelando il cuore di Dio, questo diventa il giudizio sul mondo, diventa il giudizio, la vera testimonianza sulla vita divina. Testimoniando la verità di Dio, questa testimonianza automaticamente diventa -ecco la parola chiave - il criterio di verifica di ogni altra testimonianza, potremmo dire smaschera le false testimonianze. Ora, questa Buona Notizia che si rivela sulla croce (che siamo amati senza alcuna condizione, di un amore-fino-alla-morte; che questo amore-fino-alla-morte è il vero volto di Dio; che questa morte ha il potere di sconfiggere la paura della morte, vera signora della nostra vita – Eb 2,14-15), questa BN, dicevo, si deve propagare, è lo stesso Dio in Cristo che sceglie questa modalità. Deve essere annunciata a tutti gli uomini (At 1,8). Dio ha scelto, per questo annuncio, uno strumento, come diceva Von Balthasar, “istoricoforme”. Cioè si carica, fino in fondo, delle conseguenze dell’Incarnazione. E quindi invece di schioccare le dita e fare “Tac! Tutti cristiani all'istante, pronti, alè!” come per magia, decide invece, proprio come conseguenza estrema della logica dell’Incarnazione, di affidare questo passaggio di salvezza agli uomini stessi, o meglio alla sua Chiesa.
Ma questa chiesa, e qui è importante per capire questa partecipazione a questa testimonianza, la chiesa è il corpo glorioso di Cristo. Cioè nella Chiesa è il Signore stesso che continua ad agire. Leone Magno usa una bellissima espressione, in cui dice che tutto ciò che Cristo ha fatto, quando era fra di noi nella sua vita terrena, è passato adesso nei sacramenti. E dunque, le stesse azioni che Cristo faceva, chiamare, curare, consolare, renderti la vista, renderti la vita… sono passate nei sacramenti. Altrimenti uno potrebbe dire: “ma che fortuna essere stato là allora, maremma, e invece sono nato duemila anni dopo, che disgrazia, mi devo accontentare di CL…” No, invece no! “Fortuna se fossi stato là, io avrei potuto incontrare il Signore…”. No! è il medesimo Signore! Che agisce oggi, ORA. Per mezzo del suo corpo glorioso, che è la Chiesa, per mezzo ordinariamente dei sacramenti, con i quali ci dà la vita (con il Battesimo), ci nutre (con l’Eucaristia), ci restituisce lo Spirito se, Dio non voglia, mai l’avessimo perso con qualche peccataccio, attraverso il sacramento della riconciliazione e così via.
L'altro giorno parlavo con una collega, l'insegnante di storia e filosofia, uno di quei bei discorsi dall'andamento erratico che non si sa mai dove stiano andando... mi pare si fosse finito a parlare di cibo e di infanzia, così mi è uscito fuori un "Ti ricordi il dover?".
Mi guarda esterefatta, chiedendosi perchè mai abbiano fatto irruzioni nel discorso, per quanto errabondo, le bianche scogliere...
Non le bianche scogliere di Dover, il dover, il formaggio... quel formaggio che vendevano nel bicchiere di vetro col tappino di plastica blu... un bel giorno è sparito e non l'ho mai più trovato in nessun supermercato. Che fine ha fatto il dover?
Il dover! Evocato dalle nebbie della nostra gioventù, anche lei ricorda improvvisamente il dover... e neppure lei saprebbe dire quando e perchè sia sparito. Una fetta del nostro passato che non tornerà (probabilmente con vantaggio della nostra salute).
E adesso tocca ai poster. Che fine hanno fatto i poster? Non li vendono più. Si trova di tutto oggigiorno nei negozi? No, i poster non si trovano. Un bambino desidera il poster di una tigre, ma è quasi più facile comprargli una tigre tutta intera: dopo chilometri di shopping in centro, devo ripiegare su un calendario di tigri, perchè i poster non si trovano più...
Chi sta facendo scomparire i poster?
Sospetto sia lo stesso che tiene in ostaggio nel suo frigo tutto il dover...
Pur avendo anche gli appunti dell’autore, preferisco pubblicare, anche se ci vorrà più tempo, la sbobinatura (si fa per dire, chè non era una cassetta ma un file da cellulare riversato su CD…) che dà maggiormente il sapore di quei giorni. La trascrizione, pur non fedelissima, mantiene il tono del parlato, perciò Seporino è invitato a fare un giro da un’altra parte…
Lo scriba e la testimonianza
omnis scriba doctus in regno caelorum
similis est homini patri familias
qui profert de thesauro suo nova et vetera
(Mt 13,52)
In breve, il taglio che volevo dare al mio intervento è quasi come una meditazione, visto che poi avremo una relazione un po’ più tecnica di don Gabriele e dopo avremo una testimonianza più viva, da parte di Berlicche. Poi abbiamo scoperto che, in fondo, dopo il Signore, credo che Berlicche sia la persona che ci ha riuniti qua: perché tutti hanno detto che hanno cominciato leggendo il tuo blog quindi…(risata generale, smorfia di Berlicche…)…assumiti le tue responsabilità!
Volevo dare appunto un taglio di meditazione, per iniziare in un clima di preghiera…anche perché il tema della testimonianza può andare da un orizzonte di ovvietà del tipo “è importante essere testimoni etc. etc.” fino a livelli un pochino più complessi e anche forse più urgenti. Io credo si sia pienamente nel periodo in cui vadano rispolverate in una qualche misura anche certe esortazioni al martirio... una volta ogni buona omelia doveva terminare con un cenno, anche se ormai era diventata una cosa retorica, alla possibilità di dare il sangue per la fede. Ecco ora, non voglio spaventare nessuno, ma se tanto mi dà tanto con questi chiari di luna, credo che nelle omelie si dovrebbe cominciare a ri-esortare … Un'altra idea che sta dietro a questa mia breve comunicazione sarà l’immagine dello scriba: cercherò di tirare fuori dal mio scrigno cose vecchie e ...cose vecchie! perché nuove non ce n’ho, son sempre queste!… Siccome bazzico i gesuiti e i gesuiti devono dividere sempre le cose in tre parti,… allora dividerò questa mia breve meditazione insieme con voi...in tre parti!
La prima parte la potremmo chiamare “Per questo sono venuto: per dare testimonianza alla Verità….e voi sarete miei testimoni”. Uno dice: “Vabbè con questo ci hai già fatto la relazione, salta le altre due che andiamo a cena!” No, invece, aspettiamo! Il secondo punto vorrei chiamarlo “Non temete”. Nella prima parte troveremo quindi la sorgente di questa testimonianza, del nostro “dovere” chiamiamolo così per il momento, fra virgolette, di testimonianza, nella seconda vedremo come e che tipo di testimonianza nasce da questa sorgente e siccome potrebbe spaventarci, l’ho chiamato appunto “non temete”, proprio perché è la vera chiave per poter affrontare questo discorso, di cui vedremo qualche aspetto successivamente. Nella terza, se eventualmente ci sarà ancora tempo e avremo voglia, ho ripreso un antico testo che forse qualcuno di voi conoscerà, tratto da un librettino di Hans Urs von Balthasar che fu pubblicato nel 1966 e si chiama appunto “Cordula – il caso serio” , a cui mi sono ispirato (questo è lo scriba che è andato a grattare nel fondo del suo scrigno, e ha ritrovato “Cordula”!). In “Cordula” c’è un piccolo dialogo, si immagina, tra il persecutore ed il cristiano, uhm … lo chiama “cristiano adulto”, non c’è nulla di politica, per l’amor di Dio! (risate) Io non fo politica – oggi. Cioè, non faccio politica ormai da tanto tempo, ma è proprio il testo che dice così e mi ha colpito che lo dicesse nel ‘66 (1966 anno eccezionale tra l’altro, oltre l’alluvione a Firenze sono nato anche io: per Firenze due disgrazie insieme!). Dicevo, nel 1966 Von Balthasar scriveva una cosa che a leggerlo oggi ci accappona un po’ la pelle! Così se c’è tempo lo vorrei recitare… volevo passarlo a Poemen perché mi facesse da spalla, ma non c’è stato tempo, farò tutto da solo, come sempre, visto che lui non mi vuole aiutare mai (risate)!
Bene, ora inizio sul serio!
Inoltre la certezza detta da Giovanni Paolo II in un messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni: «Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo? Si udirà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il Suo volto e si udirà la Sua voce, il mondo conoscerà la “buona notizia” della nostra redenzione. Questo è il fine dell’evangelizzazione e questo farà di Internet uno spazio umano autentico, perché se non c’è spazio per Cristo, non c’è spazio per l’uomo»
L’evangelizzazione, inoltre, è una possibilità di arricchimento non soltanto per i suoi destinatari ma anche per chi ne è attore e per la Chiesa tutta. Ad esempio, nel processo di inculturazione, «la stessa Chiesa universale si arricchisce di espressioni e valori nei vari settori della vita cristiana [...]; conosce ed esprime ancor meglio il mistero di Cristo, mentre viene stimolata a un continuo rinnovamento». La Chiesa, infatti, che fin dal giorno di Pentecoste ha manifestato l’universalità della sua missione, assume in Cristo le innumerevoli ricchezze degli uomini di tutti i tempi e luoghi della storia umana. Oltre al suo valore antropologico intrinseco, ogni incontro con una persona o una cultura concreta può svelare delle potenzialità del Vangelo poco esplicitate in precedenza, che arricchiranno la vita concreta dei cristiani e della Chiesa. Anche grazie a questo dinamismo, la «tradizione, che viene dagli apostoli, progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo»
La Rete come rete di rapporti: «A tale riguardo, nella ricerca della verità, chi pensa di fare affidamento soltanto sulle proprie forze, senza riconoscere il bisogno che ciascuno ha dell’aiuto altrui, si inganna. L’uomo «fin dalla nascita, si trova immerso in varie tradizioni, dalle quali riceve non soltanto il linguaggio e la formazione culturale, ma molteplici verità a cui, quasi istintivamente, crede. [...] Nella vita di un uomo, le verità semplicemente credute rimangono più numerose di quelle che egli acquisisce mediante la personale verifica». La necessità di affidarsi alle conoscenze trasmesse dalla propria cultura, o acquisite da altri, arricchisce l’uomo sia con verità che egli non poteva attingere da solo, sia con quei rapporti interpersonali e sociali che egli sviluppa. L’individualismo spirituale, invece, isola la persona impedendole di aprirsi con fiducia agli altri — e perciò di ricevere e donare in abbondanza quei beni che nutrono la sua libertà — e mettendo in pericolo anche il diritto di manifestare socialmente le proprie convinzioni e opinioni. In particolare, la verità che è in grado di illuminare il senso della propria vita e di guidarla viene raggiunta anche mediante l’abbandono fiducioso a coloro che possono garantire la certezza e l’autenticità della verità stessa: «La capacità e la scelta di affidare se stessi e la propria vita a un’altra persona costituiscono certamente uno degli atti antropologicamente più significativi ed espressivi». L’accoglienza della Rivelazione che si realizza nella fede, pur avvenendo ad un livello più profondo, rientra nella dinamica della ricerca della verità: «A Dio che rivela è dovuta l’obbedienza della fede (cfr Rm 16, 26; 1, 5; 2 Cor 10, 5-6), con la quale l’uomo gli si abbandona tutt’intero e liberamente, prestando il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà a Dio che rivela e assentendo volontariamente alla rivelazione data da Lui». Il Concilio Vaticano II, dopo aver affermato il dovere e il diritto di ogni uomo di cercare la verità in materia religiosa, aggiunge: «La verità poi va cercata in modo rispondente alla dignità della persona umana, e alla sua natura sociale, cioè con una ricerca libera, con l’aiuto del magistero o dell’insegnamento, della comunicazione e del dialogo, con cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca della verità, gli uni espongono agli altri la verità che hanno scoperta o che ritengono di avere scoperta». In ogni caso, la verità «non si impone che in forza della stessa verità». Perciò, sollecitare onestamente l’intelligenza e la libertà di una persona all’incontro con Cristo e con il suo Vangelo non è una indebita intromissione nei suoi confronti, bensì una legittima offerta ed un servizio che può rendere più fecondi i rapporti fra gli uomini».
I primi tre punti
1) Una proposta per poter incidere e durare deve avere una dignità culturale. Senza questo, decade e non riesce a comunicare alcunché.
«Mi apparve allora chiaro che una tradizione, o in genere un’esperienza umana, non possono sfidare la storia, non possono sussistere nel fluire del tempo, se non nella misura in cui giungono ad esprimersi ed a comunicarsi secondo modi che abbiano una dignità culturale» [Don Giussani]
2) L’uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo - non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali, e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere - deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo. Egli deve, per così dire, entrare in Lui con tutto se stesso, deve «appropriarsi» ed assimilare tutta la realtà dell’Incarnazione e della Redenzione per ritrovare se stesso. Se in lui si attua questo profondo processo, allora egli produce frutti non soltanto di adorazione di Dio, ma anche di profonda meraviglia di se stesso. Quale valore deve avere l’uomo davanti agli occhi del Creatore se «ha meritato di avere un tanto nobile e grande Redentore», se «Dio ha dato il suo Figlio», affinché egli, l’uomo, «non muoia, ma abbia la vita eterna» [Redemptor Hominis n. 10]
3) «Io sono la via, la verità e la vita», ha detto Gesù. Il fenomeno cristiano affronta tutti gli aspetti della vita, comprendendo la vita in modo sempre più consapevole. Si può per questo dire che si tratta della fede che diventa cultura.
La sintesi di cultura e fede non è un’esigenza solo della cultura, ma anche della fede. Se, infatti, è vero che la fede non si identifica con nessuna cultura ed è indipendente rispetto a tutte le culture, non è men vero che, proprio per questo, la fede è chiamata ad ispirare, ad impregnare, ogni cultura. Tutto l’uomo, nella concretezza della sua quotidiana esistenza, è chiamato da Cristo alla salvezza, e quindi tutto l’uomo deve realizzarsi in Cristo.
Una fede che non diviene cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta. [Giovanni Paolo II al MEIC]
Inizio a pubblicare i contributi di Bivigliano, in ordine sparso... Quello di Berlicche presumo sarà pubblicato (prima o poi...) sul suo blog. Quello di Cabasilas è in arrivo (mi dicono dalla regia - riversato da cellulare a CD e quindi inviato per posta. Qual'è il santo protettore della Posta? Preghiamolo che non ce lo inghiotta). Questo è il testo scritto dell'intervento preparato da don Gabriele per l'incontro, non l'intervento effettivamente pronunciato (a causa dello sciopero del demonietto Clarinistra egli non si è autoregistrato!): chi ricordasse, avesse appunti, avesse registrazioni ecc. può integrare nei commenti.

1) Premessa:
Ognuno ha delle ragioni per cui vuole usare strumenti di comunicazione. Certo è che «cammina l’uomo quando sa bene dove andare». Ho sempre ritenuto Internet lo strumento di un uomo, di una compagnia in cammino, consapevole di sé e delle proprie ragioni.
Non è il reale che serve il virtuale, ma il contrario. Solo un reale conosciuto, amato e vissuto può appassionare al virtuale, ed usarlo secondo la propria finalità.
Certamente Internet è un mezzo di comunicazione che ha le sue caratteristiche, le sue leggi, sia legate al mezzo, sia legate all’ambiente e ai suoi utilizzatori, che vanno conosciute.
In questi ultimi tempi ci si è anche chiesto che cosa definisca un sito come «cattolico».
«La proliferazione di siti web che si definiscono cattolici crea un problema di tipo diverso. Come abbiamo detto, i gruppi legati alla Chiesa dovrebbero essere presenti in modo creativo su Internet. Parimenti, hanno diritto di esservi presenti anche individui e gruppi non ufficiali, ben motivati e ben informati, che agiscono di propria iniziativa. Tuttavia è motivo di confusione, come minimo, non distinguere dalle posizioni autentiche della Chiesa interpretazioni dottrinali eccentriche, pratiche devozionali stravaganti e proclami ideologici che recano l’etichetta «cattolico». […] Un aspetto particolare di Internet, come abbiamo osservato, riguarda la proliferazione, che a volte crea confusione, di siti web non ufficiali che si definiscono «cattolici». A questo proposito potrebbe essere utile una certificazione volontaria a livello locale e nazionale con la supervisione di rappresentanti del Magistero a proposito di materiale di natura specificatamente dottrinale o catechetica. Non si tratta di imporre la censura, ma di offrire agli utenti di Internet una guida affidabile su quanto è in accordo con la posizione autentica della Chiesa». [La Chiesa e Internet]
Ritengo che cattolico non sia un sito, ma il soggetto che lo genera, e che gli utenti sono capaci di riconoscerne la «cattolicità». Questo vale anche per gli strumenti per così dire «ufficiali» (certo non mi riferisco a Santa Sede e CEI, che hanno comunque un loro compito specifico).
Le sottolineature sono mie!