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giovedì, 27 settembre 2007
Perdite ai piani superiori

Una giovane coppia viene assassinata pochi giorni prima di sposarsi. I due finiscono in Paradiso, ma sono infelici perche' non hanno potuto coronare il loro sogno d'amore. Chiedono pertanto a Dio la possibilita' di sposarsi. Dio fa loro presente che si tratta di una strana richiesta, ma dietro loro forte insistenza accetta, a patto che ritornino dopo 5 anni. Dopo 5 anni si ripresentano a Dio, rifanno la loro richiesta di sposalizio, ma Dio ripete loro: Mi dispiace, ma dovete tornare fra altri 5 anni. Cosi' fanno e questa volta, passati altri 5 anni, si ripresentano a Dio e questi, convocato un prete, fa celebrare le tanto agognate nozze. Dopo qualche mese, pero', i due sposini si ripresentano a Dio confessando di non andare molto d'accordo e di volere quindi procedere al divorzio. E Dio un po' seccato dice loro: Sentite! Ci ho messo 10 anni a trovare qui in Paradiso un prete per sposarvi; quanto credete che ci vorra' per trovarvi un avvocato?

 

Siccome sta diluviando, mi sono ricordata questa barzelletta...

Voi direte: e che c'entra la pioggia con la barzelletta?

Niente, solo che oggi è evidente che Lassù ai piani superiori hanno problemi con le tubature... forse per Dio è difficile anche trovare un idraulico. 

Come diceva Woody Allen: non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico la domenica!

 

Postato da: nihilalieno a 14:28 | link | commenti (9)
barzellette

martedì, 25 settembre 2007
Veronesi K.O.

Come molti sanno, la ricerca di un prof. di matematica è stata dura e sofferta. Ora comunque siamo felicemente sistemati, con una ragazza molto in gamba.

Nei primi giorni di scuola però la situazione non era ancora definita, aspettavo una risposta certa prima di pronunciarmi, e i ragazzi erano in fermento... ma c'è o non cè il prof. di mate? Chi è?

Una volta saputo il nome, che cosa avrebbero saputo di più? Non conoscono che i prof. che hanno avuto e se ne sono andati...

Ma la domanda che più frequentemente ricorreva non era: esperto o appena laureato? Bravo o severo? No, la domanda che più ardentemente voleva avere risposta era: uomo o donna?

Alla fine, impossibilitata a fare religione perchè tartassata da  interrogativi "ma il nuovo prof di mate..."; "ma è un prof. o una prof.?", "ci dica almeno il nome...", "almeno se è maschio o femmina....", ho sfoderato la mia aria più compresa e ho risposto "Ragazzi, cercate di capire: io non gliel'ho chiesto".

Sguardi tra sdegnosi, increduli e sbigottiti ... Un unico, enorme fumetto sui loro capi: "Eh? What..."

"Non si può mica entrare così nella vita privata di una persona! Potrebbe essere omosessuale, potrebbe essere transgender... chi sono io per dire di qualcuno a che genere appartiene? E' un fatto suo, personale... di come si sente, di come si vive... Ma in che mondo vivete? Non avete letto Veronesi, quest'estate? Andiamo verso un mondo in cui l'identità di genere non avrà più nessuna rilevanza, è una nozione superata... in cui la riproduzione e la sessualità saranno concetti del tutto separati, senza alcuna connessione, la riproduzione affidata alla tecnica e la sessualità libera da ogni categoria, da ogni schematismo di generi...".

"Perchè non ce lo vuoole diiiire?!".

Mi sa che ancora per questa generazione, l'identità di genere resisterà ben salda nelle sue categorie. E pensare che sembrano ragazzi tanto più avanti di noi, come mentalità... Povero Veronesi.  

 

Postato da: nihilalieno a 21:50 | link | commenti (20)
scuolitudine

sabato, 22 settembre 2007
Settimo dolore

Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della Resurrezione

12-sepolcro

Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

 

 

Cento libbre di mirra e aloè sono una quantità spropositata. Da farci il bagno, per intenderci. Ma è la quantità che servì per consacrare il Tempio di Gerusalemme. Giovanni ogni tanto, anzi spesso, usa di questi suggerimenti.

Maria affida al sepolcro ciò che era stato affidato al suo grembo. Con buona pace di Dan Brown, la teologia cattolica non dimentica la Madre Terra.

In attesa di qualcosa, che noi sappiamo essere la Resurrezione. Maria lo sapeva? Di certo sapeva che non poteva finire così. La promessa dell'angelo all'annunciazione non si era compiuta, ma le promesse di Dio non restano mai incompiute. Perciò Maria aspettava.  Aspettava quel compimento inaspettato e inimmaginabile, la pietra rovesciata, e l'apparizione alle donne.

Le prime a sapere dell'incarnazione, due donne, Maria ed Elisabetta. Le prime a sapere della Resurrezione, le donne: Maria Maddalena e le altre. Con buona pace di Dan Brown, bis.

Ora tocca a noi. Ora possiamo.

Gettare via, ogni mattina, insieme alle coperte, la pietra del sepolcro. Il sepolcro del già fatto, già sentito, già saputo, delle solite cose, del tran tran quotidiano. Delle facce note, dei normali pettegolezzi. Delle solite meschinità, nostre e altrui.

Della banalità che nasconde il germogliare del nuovo.

Rovesciare la pesante pietra del giudizio, che inchioda l'altro a quello che di lui già abbiamo capito.

Rovesciare la pietra del peccato, che inchioda noi a quello che siamo stati.

Noi, ad aspettare il compimento, nel mattino nuovo.

 

Postato da: nihilalieno a 13:33 | link | commenti (9)

venerdì, 21 settembre 2007
Sesto dolore

Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto dalla croce

 

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Pilato  concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia.

 

 

Non è casuale la menzione del grembo. Come aveva accolto il mistero dell'incarnazione, come aveva accolto la profezia di Simeone, Maria accoglie questo nuovo mistero. I dolori che non soffrì nel parto, dice la liturgia, soffrì acerbissimi sotto la croce, dalla quale nacque il nuovo popolo di Dio.

Il grembo.

Il figlio morto nel grembo ci dice la verità più evidente e meno vissuta: che non ci diamo la vita.

Quella stessa madre che ti mette al mondo, che ti dà la vita, non te la può più ridare una seconda volta. Una sola volta le è concesso il miracolo: dopo non può restituirti la vita che ti ha data. Il più grande amore terreno è impotente davanti alla morte. Per questo il Cantico dei Cantici, esaltando l'unico altro amore cantava "forte come la morte è l'amore"; altrettanto, forse, ma più non poteva esserlo, perchè nulla è più forte della morte. Neanche una madre.

Il Cantico dei Cantici non osava immaginare un amore più forte della morte. Non era così ardito.

Maria vede solo il figlio morto. All'incarnazione, non c'era nulla da vedere.  

Eppure, nell'oscurità del grembo, stava accadendo. Accade.

Postato da: nihilalieno a 20:33 | link | commenti

giovedì, 20 settembre 2007
Quinto dolore

Maria sta presso la croce di Cristo

DSCF1475Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.

 

 

Come faceva Maria a credere alla bontà di Dio, davanti alla morte di suo figlio?

Cosa erano le parole dell'angelo, se non una crudele beffa "sarà grande, e chiamato Figlio dell'Altissimo, gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre". E moriva, come un malfattore, solo.

Maria poteva credere solo in forza di ciò che era accaduto prima. Delle parole dell'angelo, dei pastori, dei magi, dei sogni di suo marito, di Giovanni il Battista, dei miracoli. E di quello accaduto ancora prima. Dell'esodo, dei patriarchi. Dei profeti, dell'esilio.

Il presente contraddiceva tutto quel passato, ma quel passato era accaduto, era un fatto. Un fatto non si può disfare. Lei stava ai fatti. A tutti i fatti. Quelli che vedeva, ma anche quelli che aveva visto.

Pativa tutta la contraddizione, ma non negava, non metteva in dubbio il passato a causa del presente. Il presente per quando assurdo, privo di senso, incomprensibile, non riusciva a rendere  una illusione, un abbaglio, quel passato.

Noi non crediamo perchè non siamo abbastanza razionali. Se non vediamo ora, incominciamo a dubitare anche di quello che avevamo visto prima. Maria no. Stava lì tenendo insieme tutto quello che aveva visto. Forse senza capire, ma senza lasciar scappare via i fatti solo perchè non stavano bene insieme. Abbracciava tutto il presente ed insieme tutto il passato e per questo fu la prima ad entrare nel futuro. Nella resurrezione che avrebbe spiegato il passato ed il presente. Che avrebbe spiegato tutto.

Stava. Semplicemente.

 

Postato da: nihilalieno a 22:03 | link | commenti (3)

mercoledì, 19 settembre 2007
Quarto dolore

Maria incontra Gesù sulla via del Calvario

 

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Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.

 

 

E' il Vangelo di Giovanni che ci dice che sotto la croce c'era Maria, la madre di Gesù. Non sappiamo in quale momento Maria è arrivata, ma la tradizione ha immaginato questo incontro tra Gesù e Sua madre lungo il cammino che porta al Calvario.

Qui non è più uno scherzo. Le punture di spillo della fatica, della paura, dell'ansia materna. La spada preannunciata è giunta. Nel modo peggiore. Il più grande strazio che sia dato immaginare, perchè ogni madre soffre per il proprio figlio, ma nessuna madre aveva avuto un figlio così perfetto, così ammirabile, così poco degno del trattamento che stava ricevendo.

I primi dolori non sono nulla; è quando arrivo qui che mi stupisce il ripetere, contemplando questa scena, per sette volte "benedetta tu fra le donne".

 

Benedetta? Ma scherziamo???

"E benedetto il frutto del tuo seno". Mah. Tanto benedetto su quella via non era. Non mi pare tanto una benedizione.

Si può dire quel che si vuole dell'amico Mel Gibson, ma questa scena nel suo film ha del genio. "Vedi? Io faccio nuove tutte le cose" fa dire a Gesù.

Io faccio nuove tutte le cose.

Avete mia visto un uomo soffrire senza odiare? Noi che tiriamo moccoli se non ci funziona l'autoradio?

Avete mai visto un uomo che subisce un torto senza odiare?

Avete mai visto un uomo innocente che subisce un torto volontario senza odiare? Un torto di quel genere? La flagellazione, gli scherni, gli sputi, la condanna a morte...

Io faccio nuove tutte le cose.

-Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».-

 

Postato da: nihilalieno a 20:40 | link | commenti (17)
lezioni di religione, suoritudine

martedì, 18 settembre 2007
Terzo dolore

Maria e Giuseppe ricercano Gesù smarrito in Gerusalemme

07-Carovana_ebrei...il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

 

 

Come prima notazione, sapere che anche ai genitori più perfetti può capitare di perdersi il figlio è di conforto, sia ai genitori che ai figlioli a loro tempo smarriti in spiaggia come me...

L'incarnazione ha abolito il tempio, perchè ha abolito il profano. Non esiste più nulla di umano che non riguardi anche Dio. Neppure i pannolini sporchi. Così per Maria e Giuseppe il divino presente era quel bambino. E l'hanno perso, e dovuto cercare. Per tre giorni. Per altri tre giorni Maria dovrà aspettare, prima di riavere Suo figlio.

Nella notte della sofferenza, è facile perdere Dio.

 

Vago stupore da parte Sua: e dove dovevo essere? Certo che non mi trovavate, se mi cercavate dove non ero! Io sono sempre stato qui...

Nel Tempio. Nella morte. Nella gloria. Nella sofferenza. Qui.

Il nostro problema è che lo cerchiamo sempre altrove.

Chesterton sosteneva, riferendosi al grido di Gesù sulla croce "Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?", che il cristianesimo è la religione più adatta agli atei, perchè è l'unica in cui si professi che anche Dio, per un momento, è stato ateo.

Anche Maria, la Piena di Grazia,  ha dovuto vivere la dolorosa ricerca di Dio.

 

Postato da: nihilalieno a 14:16 | link | commenti (9)
lezioni di religione, suoritudine

lunedì, 17 settembre 2007
Secondo dolore

Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe

piramidi

Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.

Nei Vangeli apocrifi si descrive questa permanenza di Gesù bambino in Egitto in termini leggendari: ogni volta che la Sacra Famiglia passava davanti ad un tempio pagano, questo rovinana al suolo... più che un neonato, un sisma ambulante. I Vangeli canonici non dicono granchè di più di quanto citato.

Non sappiamo perciò quanto tempo sia durata questa permanenza; sappiamo che a 12 anni Gesù era a Nazaret e già da qualche tempo. Possiamo comunque immaginare Gesù bambino che in casa parlava con Maria in aramaico, e fuori coi piccoli compagni di giochi in geroglifico: aquila-doppiapenna-ondina-occhietto-palma-occhietto-scarabeo...(Oppure: ciotola-penna-aquila-pulcino= ciao).

Sarebbe facile cadere qui nella retorica sull'accoglienza agli immigrati. Anche Dio è emigrato in un paese straniero... ecc. Ma ne abbiamo bisogno? Tutto l'Antico Testamento è pieno di richiami ad aver riguardo per i forestieri, perchè "anche tu sei stato forestiero nel paese d'Egitto".  Il forestiero, l'immigrato, non sempre è povero perchè manca di denaro, di mezzi di sostentamento. Sempre però è povero perchè gli manca la sua gente, le sue abitudini, la sua cultura, i suoi paesaggi, la sua lingua materna, gli odori e i suoni, il ritmo del tempo, il ramo del lago di Como...  Cosa è più nostro della mentalità che abbiamo nella testa, nel cuore e nelle reni, e che ci viene per osmosi in parte anche dai secoli che ci hanno preceduti? Non avvertiamo neanche di averla, finchè non ci confrontiamo con chi l'ha diversa dalla nostra. A Maria e Giuseppe, a Suo Figlio, Dio ha chiesto di fare l'esperienza che anche di questo si può fare, magari dolorosamente, a meno. Perchè fossero liberi, e consapevoli.

Gesù era straniero anche a Nazareth, anche a Gerusalemme. Gesù era il Totalmente Altro. Diverso che più diverso non si può. Noi viviamo cercando di evitare la morte, Lui è nato per poter morire per noi. Lui ha veramente amato la diversità, facendosi da Dio, uomo.

Postato da: nihilalieno a 13:59 | link | commenti (4)
lezioni di religione, suoritudine

sabato, 15 settembre 2007
Primo dolore

Maria accoglie nella fede la profezia di Simeone

primodolore

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».

Era così grande il sì di Maria all'Annunciazione da reggere anche il peso di questo annuncio, di un dolore misterioso che doveva venire, che sarebbe venuto.

Eppure l'Angelo non aveva parlato che di gloria e di grandezza "sarà grande, e chiamato Figlio dell'Altissimo...".

Come si fa a portare in anticipo il peso di un futuro che non si conosce?

Come si fa a dire "per sempre", accada quel che accada?

Ci sono due modi.

Il primo è di essere superficiali, e di non pensarci. Immaginare che il futuro sarà sempre come ora, che nulla di brutto possa accadere. O immaginare di essere forti abbastanza.

Il secondo è essere certi di qualcosa. Di avere un presente così denso da reggere anche il peso di quel futuro sconosciuto. Di sapere che tutto può cambiare, ma non il fondamento. Che non sono io. O, almeno, non sono io da solo.

Giuro ti prometto
che io mi impegnerò
io farò di tutto però
se il mondo col suo delirio
riuscirà ad entrare e far danni
ti prego dimmi che
combatterai insieme a me
Nella buona sorte e nelle avversità,
nelle gioie e nelle difficoltà
se tu ci sarai
io ci sarò.

(883, io ci sarò)

Maria aveva la lunga storia del suo popolo. Nella quale non erano mancati i momenti di crisi, di terrore e di tenebre. Quando si cercava scampo, e non ce n'era. Non era mancata mai però nemmeno la compagnia di Dio: "Venite, torniamo al Signore, Egli ci ha colpito ed Egli ci guarirà". Il Padrone della storia.

Non seppe del dolore dall'Angelo. Seppe del dolore dopo aver visto la mangiatoia. Dopo aver visto i pastori. Il panico di non saper dove andare nell'imminenza del parto, e gli Angeli che cantavano il Gloria. Il dolore, e il miracolo.

Nessuna garanzia di evitare le durezze della vita. Ma la garanzia di poggiare su qualcosa di più duro delle durezze della vita. Così da poter reggere anche  tutto lo sconosciuto futuro.

Postato da: nihilalieno a 20:11 | link | commenti (14)
lezioni di religione, suoritudine

venerdì, 14 settembre 2007
Aggiornamenti personali

"Settembre è il mese classico per dirsi addio" cantava non so più chi. Per le suore, settembre è il mese dei trasferimenti e cambi di incarico.

Non sono stata trasferita, però ho cambiato incarico: sono diventata preside.

Dovrei aggiornare il mio profilo, ma non mi va molto: se dico in prima battuta che sono una suora, poi mi capitano tutti gli storditi della Rete (tipo quello che usa la chat di Splinder per farmi le pernacchie... per iscritto. Contento lui... Però le pernacchie scritte, detto fra noi, mancano di quel certo non so che).

In quanto all'essere preside... Mah! Fa paura anche a me, dirlo, pensa un po' che effetto che farebbe, spiaccicato lì nel profilo.

E poi io "faccio" la preside, ma non "sono" una preside. "Sono" un essere pensante, e una insegnante di religione. Ahimè. Nel senso della contraddizione che devo patire insegnando come essere pensante a individui che nell'ora di religione hanno il cervello su OFF (senza con questo prendere posizione su come l'abbiano in altri contesti che non siano l'ora di religione).

Però sentivo di dover dire qualcosa in proposito, perchè sarò per forza di cose più assente dal WEB, e con un blog che forse per il suo compliblog avrà raggiunto le trentamila visite, si hanno certe responsabilità. Perciò sono qui a scusarmi se non ricamberò subito tutte le visite ed i commenti. Vi voglio bene, siete per me il salotto dove si ricevono gli amici dopo una giornata di duro lavoro, però mi sa che è finito il tempo di stare tanto tempo in salotto con gli amici... Mala tempora.

Non fatemi i complimenti per la promozione. Sappiamo tutti benissimo che la promozione al "management" è il sistema che la natura ha escogitato per eliminare gli incompetenti dal ciclo produttivo.

Chi sa fare, fa, chi non sa fare, insegna e chi non sa insegnare, dirige!

 

 

Postato da: nihilalieno a 14:31 | link | commenti (13)
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