Qualche sera fa, complice un tantino di brezza, abbiamo deciso di passare la ricreazione serale nel cortile interno del convento. Ad un certo punto una suora indica un angolo con espressione colma di meraviglia, ci giriamo tutte ed ecco, appollaiato su un anfora alta una quarantina di centimetri, il nostro Anacleto! Era quasi due anni che, pur sapendo che era lì, non lo vedevamo, e mai così all’aperto e così vicino: quindi ci siamo prodotte in tutti gli strilli di stupore e contentezza del caso, salutandolo e chiamandolo per nome. Con suo sommo sconcerto.
Vagamente preoccupato di questa improvvisa emozione intorno alla sua persona, il volatile è volato sulla magnolia, e dopo averlo mostrato anche alle suore ritardatarie, siamo tornate alla nostra ricreazione (chiacchiere e centrini. Io non so fare i centrini ma chiacchiero molto bene).
Dopo un poco ci accorgiamo che, con quel silenziosissimo volo che è una meraviglia, Anacleto è tornato sull’anfora.
“Sta cacciando” dice la sottoscritta esperta di animali “non starebbe così in basso se non avesse un qualche motivo – che non è di sicuro partecipare alla nostra ricreazione”.
“Cosa caccia?” chiede sospettosa una delle Defensor Passeri.
Lo guardo. Sta guardando il muro con sommo interesse.
“Mah, mangerà i gechi.. le tarantole.”. Mi pare che se fossi un allocco i gechi sarebbero il ripiego dopo una notte di caccia infruttuosa e non l’antipasto ma, come si dice, de gustibus… se a lui piacciono gechi trasparenti, gelatinosi e mollicci prima di cena, che dire? C’è gente che mangia ostriche e caviale…
Sbirciando sospettoso dalla nostra parte Anacleto fa un violetto fino ad una vicina ringhiera e la percorre camminando di lato in una maniera che ricorda terribilmente Maman di “Red e Toby”. Mi aspetto che si metta a cantare “Elimination - Lack of education!” da un momento all’altro.
Invece dopo un poco, è uno stridio di agonia che si sente. Anacleto è per terra, e poi senza un suono è sull’albero con qualcosa fra gli artigli. Qualcosa che grida ancora un attimo, poi una beccata e tutto tace. Anacleto, viste le nostre grida sgomente ed interrogative, decide di andare a cenare sul tetto.
“Ha preso un passerotto!” gemono le Defensor Passeri in coro “Cattivo! Ha ucciso un uccellino!”
“Era un topo” affermo tetragona io.
“Ma era il verso di un uccello.. “
“No, era lo squittio di un topo”
“Sembrava un uccello…”
“I topi fanno dei versi davvero stranissimi, delle volte… e poi era per terra: che ci fanno dei passerotti per terra al buio? A quest’ora di notte dormono sui posatoi, loro… è buio, ormai! Era un topo, si vede che viene fuori di notte da qualche buco e lui lo aspettava”.
Occhiate un po’ perplesse e un po’angosciate si volgono a vedere che non escano altri topi. Non si sa che debbano mangiare dei topi in questo cortile lontano alle cucine.. foglie di magnolia?
La superiora interrompe la discussione con il richiamo alla preghiera. Si celebra Compieta e si rientra.
Rimasta indietro vado nell’angolo dove Anacleto ha colpito; c’è qualcosa nell’angolo, ma è buio… la sagoma è quella di un uccellino. Ahi.
Era il secondo tempo. Probabilmente li ha scovati sull’albero e li ha costretti a scappare al buio, loro sono finiti nell’angolo e lui sull’anfora e poi siamo arrivate noi a interrompere momentaneamente la caccia. Ora uno l’ha preso, il primo che si è mosso, e l’altro è qui, terrorizzato, al buio… Che fare?
Se lo prendo e mi vedono… se lo lascio lì e Anacleto torna…
Mi ha seguito incuriosita dal mio ritardo una consorella giovane. “Lì c’è qualcosaaaaargh!”. Mi ha quasi staccato un braccio: al suo avvicinarsi troppo deciso, il qualcosa ha fatto un paio di saltelli sui suoi piedi prima di prendere incerto il volo e, al buio, piombare rumorosamente in un vaso di ortensie. Non è bello che qualcosa ti saltelli sui piedi dopo mezz’ora che si parla di topi…
Adesso sono io che la prendo per un braccio
“Tu non hai visto niente.”
“Era un uccello…!”
“Tu non hai visto niente!”.
Mi guarda. La guardo.
“Certo…era un topo, quasi sicuramente un topo. Un topo senza dubbio. Mai visto uccellini, qui.”
Ecco. Appunto.
Notoriamente, gli allocchi mangiano solo cattivi e sudici topi. Anche se secondo me i topi non sono né sudici né cattivi.
nel mio convento ci sono numerose false finestre munite di imposte dove fanno il nido i rondoni (in alto) e i passeri (in basso). Questa sistemazione è l’equivalente di Parco della Vittoria e Viale dei Giardini; i rondoni sono tutti di famiglia molto benestante e alquanto snob, e non frequentano altri quartieri. Invece per i passeri un nido al riparo delle imposte è il massimo, il traguardo di una vita di duro lavoro. Gli altri, i passeri in via di sviluppo, si devono accontentare di occupare gli spazi sotto le tegole e quelli che vivono al di sotto della soglia di povertà nidificano sugli alberi.
Ci sono, nella loro stagione, almeno una trentina di rondoni. I passeri superano, io credo, il centinaio… si nutrono ovviamente degli avanzi della ricreazione e nella cattiva stagione (che per loro coincide con le vacanze scolastiche) sono amorevolmente nutriti da un certo numero di suore.
Io personalmente ospito una coppia nella parte inferiore, murata, della mia finestra, che finge, per motivi noti soli al nostro architetto, di essere una portafinestra priva del relativo balcone (dovrò fare un post sui rapporti tra suore e maestranze varie).
Il mio amore per gli animali è nutrito di Lorenz e Tinbergen; se ho delle predilezioni, sono per gli animali grandi e per quelli rari. Perciò la mia simpatia va più verso le astute, grandi cornacchie grigie e le gazze eleganti e chiacchierone, che pure frequentano assiduamente il nostro giardino.
Le mie consorelle preferiscono però i pacifici e miti passerotti e i semidomestici merli, che seguono le addette all’innaffiatura per scavare in cerca di lombrichi approfittando dell’umidità che ammorbidisce il terreno.
Scacciano perciò (almeno, ci provano) cornacchie e gazze, accusandole di mangiare uova e passerottini. Io faccio loro notare che i nidi nelle persiane sono al sicuro da ogni pericolo, ma la diffidenza resta.
Quando Anacleto fece la sua comparsa, fu subito aggiunto all’elenco dei possibili massacratori di poveri passerotti indifesi. EFFETTIVAMENTE, l’enciclopedia dice che si nutre anche di nidiacei e uova. Io ho sempre sostenuto, a sua difesa, che mangia soprattutto brutti e cattivi topi (anche se a me, in realtà, i topi piacciono), e visto che le forti tinte si sprecano nelle nostre discussioni animaliste, che è solo grazie a lui che non siamo state ancora divorate dalle talpe (non quelle cieche che scavano tunnel: in Toscana cambiano tutti i nomi agli animali, e poi, vocabolario alla mano, pretendono pure di avere ragione, e chiamano talpe quello che gli italiani che sanno poco l’italiano chiamano ratti, e tarantole i gechi invece dei noti ragni pelosi…).
Comunque, Anacleto è così insolito come vicino di casa, che è stato preso a benvolere da tutte (tranne la cuoca, che tollera gli animali solo in padella, altrimenti neanche disegnati, ed è l’unica persona al mondo ad avere paura dei canarini!), malgrado questo fosco sospetto sulla sua dieta…
Due inverni fa, guardando fuori dalla finestra, gli alunni della scuola Media scoprirono codesto pennuto che ogni giorno, mentre loro faticavano sui libri, dormiva soporitamente su qualche albero del viale. Lo chiamarono Anacleto, come il gufo di Merlino, ne "La spada nella roccia". Probabilmente perchè Edvige è bianca.
Alla ricreazione lo cercavano assiduamente (è lì, è lì! Dove, non lo vedo... mettiti qui, guarda il ramo, quale ramo, quel ramo lì, scemo! Non vedo niente... sono delle foglie. Ma no! Guarda più su, dietro le foglie... E' lui, l'ho visto! Voglio vederlo anch'io, perchè io non lo vedo... No, da dove sei tu non si vede, spostati, metti i piedi qui, guarda su...C'è un ramo con tre foglie verdi, che poi si divide, tu segui il ramo a destra, c'è un gruppo di foglie, guardi poco più su...ah, sì, adesso lo vedo!), e individuatolo lo chiamavano a gran voce, svegliandolo di brutto... lui li guardava sdegnoso, si lisciava qualche piuma e tornava a dormire.
Non sapendo che pennuto fosse, malgrado la consultazione di svariati repertori di pennuti, lo fotografai e inviai la foto al Gruppo Italiano Civette, che cortesemente e sollecitamente mi informò trattarsi di un allocco.
A primavera il nostro allocco sparì, anche se avendo imparato (purtroppo) a riconoscere le sue deiezioni, la suora che cura il cortile ci rassicurava che era ancora in giro, pur avendo cambiato posatoio... questa primavera abbiamo sentito spesso il suo richiamo.
Secondo le suore più anziane porta male: quando uno di questi ucelli notturni lancia un richiamo dal tetto, secondo la tradizione annuncia un lutto in quella casa... ma considerando che Anacleto vive sul nostro tetto e cerca compagnia lanciando richiami a tutto spiano, direi che a quest'ora dovremmo essere morte tutte!
All’inferno ci si va da soli, perché lo si vuole. Molte volte ci si procura il proprio inferno anche da vivi... Ma questo forse è un bene. Ciò che si è già scontato prima non resta da scontare dopo. Non perché ci sia chi tiene i conti per puntigliosamente farti pagare tutto, ma perché se stai male capisci di aver sbagliato. Se capisci di aver sbagliato ti penti e (forse) non lo fai più. E (forse) provi a rimediare.
Von Balthasar diceva che l’inferno esiste – perché le Scritture ne attestano l’esistenza – ma è vuoto.
Se penso allo struggimento di Santa Caterina al pensiero dei dannati, e se penso che il suo amore per quei poveretti era appena un riflesso di quello di Dio, e da quello dipendente… se penso a come Peguy – solo un poeta – interpreta il grido di Gesù in croce nel Portico del Mistero di S. Giovanna d’Arco… allora penso anch’io che sia così.
Può Dio, potremo noi quando saremo davvero buoni (sperando di arrivarci...) essere eternamente felici sapendo che altri, nostri fratelli uomini, saranno eternamente infelici? Anche se l’hanno scelto loro e non poteva essere diversamente? Anche ammesso che sia evidente alla nostra ragione, come ora non è, la giustizia che lo stabilisce?
Se penso però a chi produce bombe destinate appositamente ai bambini…. se penso al cinismo di chi traffica in organi umani, di chi ha venduto rifiuti tossici come fertilizzanti sapendo bene di condannare a morte lenta ed atroce centinaia di persone… se penso agli 80.000 italiani che ogni anno vanno nei paesi poveri a comprare sesso con bambini e adolescenti…
Certo, c’è il pentimento. Penso però alla strage di Beslan, a quegli uomini morti uccidendo bambini, dopo averli torturati, violentati… hanno avuto tempo di pentirsi, quelli che si uccidono insieme alle loro vittime innocenti?
Forse all’inferno qualcuno ci va.
Ma che debbano essere proprio solo gli omosessuali a preoccuparsi dell'inferno, non mi convince.
Personalmente io non mi preoccupo di non andare all'inferno. Mi preoccupo di non dare spazio all'inferno.
Eravamo partiti dicendo che tutti siamo destinati all’inferno, in base all’elenco paolino. Alzi la mano chi non ha mai sparlato di qualcun altro. Alzi la mano chi non ha mai mentito. Abbiamo alzato la mano tutti, vero?
E come prosegue San Paolo, l’avete mai letto?
“E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!”
Ecco. Siamo tutti colpevoli, siamo tutti salvati.
“«Tutto mi è lecito!». Ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Ma io non mi lascerò dominare da nulla. «I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!». Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo.”
Il Signore è per il corpo. Mica per l’anima soltanto. Il Signore è per la vita.
Siamo tutti destinati all’inferno perché non siamo capaci da soli di essere ciò che dovremmo essere. Perché vediamo il bene, ma facciamo il male. Più vogliamo salvare il mondo e più facciamo pasticci.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci liberi dal male.
Chi conosce la misericordia che Dio deve usare con lui, sa quanta ne ha Dio per tutti.
Il credente non ha bisogno di difendere l’insegnamento della Chiesa. Si difende da sé.
Chiarire, illustrare, questo sì. Dare ragione, ma senza affanno.
Il moralista si indigna. Si scalda. Vorrebbe impedire alla gente di peccare a tutti i costi.
Il credente sospira. Pazienza. Cioè, dispiace perché staranno male, ma che ci vuoi fare?
Il moralista pretende.
Il credente testimonia.
Il moralista guarda il male altrui.
Il credente guarda il proprio.
Certo, per passione alla felicità altrui continuerà ad avvertire, a mettere in guardia.
E certo, se peccando fanno male agli altri, allora anche la società dovrà intervenire, con le sue leggi, a tutelare le possibili vittime, soprattutto se indifese, soprattutto se prive di voce; ed il credente, se vive in una società democratica, cercherà di intervenire anche a livello politico per ottenere leggi conformi alla giustizia e al bene comune. E nessuno, se si vive in una società democratica, dovrebbe scandalizzarsi di ciò.
Più numerose sono le voci, e le ragioni addotte, più attento diventa il discernimento, più equilibrata la legge. Non si impedisce la democrazia parlando; si impedisce impedendo di parlare, demonizzando l'avversario.
Il mondo mi pare pieno di ideologi arrabbiati.
Io so a chi ho dato fiducia, so le ragioni delle regole che rispetto e mi sento tutto sommato in pace.
Per me la fede è un rapporto, nel senso che Dio si incontra. E' solo perchè l'hai incontrato che sai che c'è. Gli atei e gli agnostici non l'hanno incontrato. Non sono migliori nè peggiori, per questo... come uno che non si è mai innamorato. Hai voglia di spiegargli come è bello essere innamorati: penserà che sei scemo. E tu penserai "Poverino, speriamo che gli capiti".
Come si fa ad incontrare Dio? Accade. Accade in un evento, magari banale per altri. Accade in un incontro con una persona. Accade in una storia personale. Accade come a Frossard. Accade come accade alla gente di innamorarsi, ciascuno a suo modo.
"Dio nessuno l'ha mai visto". Non è vero. Lo dice la Bibbia e poi è piena di gente che dice: "Ho visto Dio e sono rimasto in vita". Lo dice san Paolo che è persino caduto da cavallo, per averlo visto. O dai piedi, che sarebbe anche peggio.
Certo, Dio non lo vedi tutto il tempo come un marito o un fidanzato. E' un tipo difficile. Insicuro: si nasconde e vuole essere cercato. Vuole essere sicuro che non lo ami solo perchè è bello come un dio o perchè possiede tutto l'universo, o perchè può fare miracoli. Ha il sogno che lo si ami davvero, che lo si ami più di qualsiasi altra cosa. E chi non ce l'ha, questo sogno? Noi che in fondo non ce lo meritiamo neanche tanto. Figuriamoci Lui, che lo merita.
Cristiano è chi ha incontrato Cristo, ne è stato attratto e a furia di frequentarlo ne ha assunto mentalità e atteggiamenti: "non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".
Non a tutti è dato di vivere il grande amore alla Rossella O'Hara (che non ho mai capito se amasse poi davvero qualcuno, ma pazienza, avete capito il genere). Ci sono amori folli e amori normali e perfino amori tiepidini; ci sono amori che sembrano tiepidini, ma chi siamo noi per giudicare dal di fuori? Così ci sono cristiani di fuoco e cristiani all'acqua di rose: ognuno ha il suo amore e la sua storia. Ma se uno non ha incontrato Cristo non dovrebbe portarsi in giro quel nome per farne scempio.
Si può incontrare Cristo perchè è risorto; se è risorto è vivo e se è vivo si può incontrare. I morti si possono incontrare ma molto di rado e di solito spiacevolmente. Lui ha scelto e lasciato un luogo dove seguirlo, che è la Chiesa. Scalcagnata finchè volete, ma non ci sono alternative. Sarebbe come aver appuntamento col fidanzato a Roma e aspettarlo a Rimini perchè lì c'è il mare...
E la morale, che c'entra?
Boh, forse niente.
Però, se tu esci con una ragazzo che tifa per la Fiorentina, finisce che sei contenta quando vince la Fiorentina. Se la tua ragazza c'ha un cagnolino che adora, finisce che tu rispetti il cagnolino anche se ti pare ridicolo. Non lo prendi a calci.
Così, se esci con il padrone dell'universo, finisce che ti affezioni un po' anche al Suo universo... che ti viene da trattare bene la tua collega quando ti ricordi che la sta facendo Lui, come ami quel maglione perchè te l'ha regalato il tuo ragazzo.
Allora il sesto comandamento è come quando tua moglie ti dice di alzare la tavoletta del water quando vai in bagno, e il nono come quando ti dice di non spremere il dentrificio in mezzo.
C'è differenza tra il non spremere il dentrificio in mezzo perchè me lo chiede chi amo, ed il non spremerlo vivendo da single. Il tubetto è identico, ma c'è tutta la differenza del mondo.